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Uno dei padri del Pirellone bis «Cento borghi nel Parco Sud»

L’architetto Caputo: piccoli villaggi attorno alle cascine

Una Grande Milano dai cento borghi. Dove? Intorno alle cascine del Parco Sud. Con nuclei di 500-600 abitanti. Paolo Ca­puto, architetto, conosce bene la città. Ha vinto il concorso per la realizzazione del villaggio Expo a Cascina Merlata, si è ag­giudicato la gara per il Pirellone bis assie­me a Pei, Cobb, Freed e Partners, ha fatto la sua parte realizzando una serie di strut­ture a Santa Giulia prima dei problemi fi­nanziari di Zunino. E sa bene che andare a toccare il Parco Sud è come andare a tocca­re i fili dell’alta tensione. «Ma questo sa­rebbe l’unico modo per tutelare veramen­te il parco».

Come?

«Partiamo dall’inizio. E cioè da Expo».

Expo?

«Sì, Expo e il suo tema legato all’agricol­tura di prossimità».

Che può fare Expo per la trasforma­zione urbanistica di Milano?

«Rafforzare un modello insediativo me­tropolitano che da una parte si oppone al­la città infinita di Milano Nord e dall’altra alla contrapposizione storica tra città e campagna di Milano Sud. La chiamerei la Metropoli Giardino».

Cos’è la Metropoli Giardino?

«Una città fatta più di vuoti che di pie­ni, di intervalli tra il costruito e il non co­struito, i campi».

In pratica?

«In pratica, bisogna ridisegnare il bor­do della città nei confronti della campa­gna come è previsto dal nuovo piano del governo del territorio».

Come?

«Con la valorizzazione delle cascine che caratterizzano il sud di Milano e sono al centro del progetto Expo. Si può pensa­re a realizzare dei veri e propri borghi in­torno alle centinaia di cascine sparse sul territorio».

Quanto grandi?

«Cinquecento o seicento abitanti. In modo da raggiungere quella dimensione critica che giustifica la creazione di servizi per le persone a partire dagli asili nido».

E i terreni agricoli?

«Con la realizzazione dei bordi e dei borghi si definisce finalmente il parco ve­ro e pro­p rio e non un rimasuglio di territorio agricolo».

Tutto bene se non si trattasse del Par­co Sud. Un «non costruito» che secondo lo stesso Comune dovrebbe rimanere «non costruito».

«Nel momento in cui si consolida un si­stema come quello dei borghi e della Me­tropoli Giardino e si arriva alla definizio­ne di un parco a tutti gli effetti, abbiamo la garanzia che il verde verrà tutelato. Ap­parentemente si va ad erodere del territo­rio, in realtà si costruisce una quota parte contenuta e con questa quota parte si va a tutelare la parte più cospicua del territo­rio ».

Altra contestazione. Ricreare un bor­go non è antistorico?

«Sarebbe antistorico se i borghi venis­sero considerati un’antitesi alla città co­me è stato nell’Ottocento e poi alla fine de­gli anni ’50 con la costruzione di quar­tieri autonomi rispetto alla cit­tà ».

Invece?

«Costruire borghi oggi vuol di­re realizzare reti di collegamento che costituiscono il sistema metro­politano. Per cui a borghi solo resi­denziali si devono affiancare nuclei che si appoggino a eccellenze sanita­rie, universitarie, di ricerca. Penso al Cerba».

Temi scottanti. Al centro del brac­cio di ferro tra Comune e Provin­cia...

«Se si individuano i contenuti, ver­ranno a mancare i motivi dell’incompren­sione. Il vero tema è lavorare tutti su un modello insediativo che se è chiaro è in grado di mettere tutti d’accordo».

Maurizio Giannattasio

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