La preferenza per il tema dell’alloggio alto borghese, collegata all’attività svolta nel settore degli interni, ricollegano l’architettura di Caccia Dominioni più agli esiti del novecentismo degli anni Venti e Trenta che non al modernismo seguito dalla maggior parte dei suoi coetanei. In questo senso Caccia è forse il primo ad avvertire i limiti dell’ortodossia del moderno e a prefigurarne il superamento, fin da questa prima opera di Piazza Sant’Ambrogio.

 

L’occasione è data dalla ricostruzione del palazzo di famiglia, distrutto dai bombardamenti. La facciata più breve, su via S. Vittore, è un terso impaginato di rigorosa semplicità, interamente rivestito in beola, tagliato da due colonne di finestre alte e strette. La sua opacità costituisce la testata della sequenza di facciate allineate sulla piazza, troncando bruscamente la serie.
La facciata principale è composta da fasce orizzontali, corrispondenti rispettivamente al basamento, al piano nobile, ai piani intermedi e all’attico.  Il basamento è rivestito in Ceppo di Camerata Cornello, i piani superiori (e il retro) sono intonacati in color Terra di Siena.
In corrispondenza della facciata tesa del secondo e terzo piano sono ritagliate porte finestre con ringhiere forgiate in figura di monogrammi, unica concessione ornamentale in una composizione altrimenti severa, con le iniziali dei genitori dell’architetto (Ambrogio Caccia Dominioni e Maria Paravicini).
Al contrario ai piani primo e quarto, arretrati rispetto al filo facciata, rimasti da una serie di colonnine in ghisa, corrispondono ringhiere memori della tradizione rurale lombarda, ma vibranti come merletti ricamati.

 

La costruzione per fasce parallele permette a Caccia di variare il numero delle aperture ad ogni piano, senza che venga meno l’immagine di palazzo, rafforzata dal cornicione aggettante. Il cancello è sormontato da un arco ribassato di ferro, destinato a far posto allo stemma di famiglia.
Le piante degli appartamenti seguono un andamento lineare, con i diversi ambienti allineati sul fronte strada. Unici elementi inseriti a scompaginare le piante le due scale elicoidali, che si avvitano attorno alle cabine dell’ascensore, e che ritorneranno, sempre rinnovate, in molte realizzazioni di Caccia.
Questo palazzo precede di alcuni anni la teoria sulle preesistenze ambientali di Rogers, ed è il primo di una serie di interventi di Caccia nel centro Milano, in cui si svolge con discrezione, ma anche con accenti di sofisticata stravaganza, l’operazione di fill-in nel tessuto storico.

 

Paolo Brambilla




Residential buildings

Milano, Duomo