Nel 1932, dopo le prime avventurose esperienze a Como, Giuseppe Terragni apre uno studio a Milano insieme con Pietro Lingeri. I due realizzano nel giro di pochi anni cinque condomini, che rimangono la più viva testimonianza del Razionalismo a Milano. Come osserva Zevi, tuttavia, rispetto alle realizzazioni comasche «le case milanesi sono fortemente ipotecate dai regolamenti edilizi e da una routine professionale, sia pure di alto livello.»  Questo ha indotto la critica a ritenere che il ruolo di Lingeri, più legato alla pratica della costruzione che non alla ricerca, sia preminente.

 

Tra le cinque case, la Rustici è senza dubbio quella con il carattere più sperimentale, in virtù delle balconate a ponte che si affacciano sul Corso. Ad una attenta lettura l’edificio risulta essere formato da due blocchi paralleli, perpendicolari alla strada, secondo un tipico schema urbanistico modernista. Le passerelle compongono una facciata virtuale, negata dalla impostazione della pianta, ma perfettamente leggibile dall’esterno. L’architettura vive dell’ambiguità tra l’immagine esteriore e la struttura profonda, contraddizione risolta nel disegno astratto della facciata. Inoltre, Thomas Schumacher ha osservato, con un’attenta analisi tipologica,  come la struttura tripartita di Casa Rustici riproduca lo schema spaziale del palazzo veneziano, sia per il vuoto centrale a tutta profondità sia per la posizione dei corpi scale.
L’impianto si completa con un corpo sul fianco sinistro, che simula la presenza di una torre accostata al blocco principale. Il meccanismo planivolumetrico consente il massimo sfruttamento del lotto irregolare sul quale i progettisti si trovano ad operare, evitando soluzioni più scontate. Il potenziale eversivo del progetto non sfuggì ai tecnici comunali, che respinsero il progetto nove volte prima di dare la loro approvazione.

 

Il rivestimento è in marmo bianco, alternato a campiture di intonaco rosso chiaro. Sui fianchi è riprodotta la trama della maglia strutturale, che disegna lesene e fasce marcapiano. In corrispondenza dell’ultimo piano, però, il reticolo si trasforma in una serie di cornici che,  dalla strada, inglobano porzioni di cielo, e al contrario, dall’interno, inquadrano il paesaggio, secondo un meccanismo messo a punto nella Casa del Fascio di Como. Al piano attico si trova l’abitazione del committente, una villa collocata a venticinque metri da terra. Si tratta di una soluzione ricorrente in molte realizzazioni del periodo, che abbina lo sfruttamento speculativo dell’area con il desiderio di una dimora di lusso del proprietario del terreno. L’eccezionalità di questa abitazione, rispetto ad altre simili, consiste nel fatto che la zona giorno e la zona notte si trovano sopra due blocchi distinti, unite tra di loro da un ponte coperto che taglia lo spazio aereo del cortile.
Lingeri e Terragni torneranno all’uso delle passerelle nella casa di via Pepe, ma con esiti totalmente differenti. Nonostante la grande ammirazione della critica, la struttura ambigua di Casa Rustici avuto riscontro forse solo nell’opera di Luigi Moretti, in particolare nella Casa del Girasole a Roma.

 

Paolo Brambilla




Residential buildings

Milano, Sarpi