Le numerose cappelle, edicole, monumenti funebri che popolano il cimitero Monumentale di Milano e che negli anni hanno trovato posto in modo ordinato nel disegno geometrico d’impianto neoclassico di Maciachini senza mai tradirlo, rappresentano prima di tutto, nella loro idealità, uno dei migliori esempi di architetture contenute in altre architetture che nel velato rapporto tra l’interno e l’esterno danno vita ad un susseguirsi di immagini, confronti-scontri, punti di vista sempre nuovi, mai uno uguale all’altro. Architetture interne, architetture dentro altre architetture, esterno-interno, sono immagini equivalenti e raccontano fino all’ossimoro la complessità di un tema che nasce da un modo comune di guardare la costruzione che, nella propria autonomia, si confronta necessariamente con l’architettura che la contiene senza dipendere completamente da essa, rapportandosi in modo puntuale, cercando relazioni, punti di vista. Il cimitero Monumentale in questo senso ha rappresentato per gli artisti e gli architetti che hanno avuto modo di operare al suo interno una straordinaria occasione per misurarsi con questi temi. Il loro lavoro ha acquistato ancora più valore dopo l’inaugurazione del cimitero di Musocco (1895), nella decisione di dedicare il recinto di Maciachini alle sole sepolture perpetue. È per questo motivo che oggi possiamo ancora ammirare, come in un unico museo a cielo aperto, un’eterogenea unità che si arricchisce ogni volta di un nuovo “personaggio” che traduce il tema della cappella famigliare introducendo l’idea di modello come simulazione, come matrice dell’architettura. Infine la collaborazione stretta tra architetti, artisti, poeti, così come accade nella storia dell’architettura solo in rare felici occasioni riesce a raccontare e testimoniare nei casi esemplari la potenzialità della collaborazione tra diverse discipline, tra diverse forme d’arte; ognuna nella propria specificità è chiamata ad esprimere in un’unica opera lo stesso sentimento, a narrare la stessa storia, a celebrare la stessa famiglia e le sue vicende costruendo al contempo un inventario della capacità compositiva e plastica milanese.

 

Non una descrizione puntuale ma solo un elenco di opere scelte, per rimandare al necessario approfondimento, una ad una:

- Edicola Sonzogno, Carlo Maciachini e Giovanni Crescini (scultore F. Mina) 1875

- Edicola Occa, Camillo Boito (scultore A. Soldini) 1889

- Edicola Nathan, Marcello Piacentini, 1916

- Edicola Korner, Giulio Ulissse Arata (sculture A. Wildt) 1929

- Monumento Wildt, Giovanni Muzio (scultore A. Wildt) 1931

- Edicola Borletti, Gio Ponti (scultore L. Andreotti) 1931

- Edicola Porcile, Enrico Agostino Griffini, 1934

- Edicola Motta, Melchiorre Bega (scultore G. Manzù) 1939-1952

- Edicola Manusardi, Figini e Pollini (scultore F. Melotti) 1940

- Edicola Girola, Piero Portaluppi (scultore G. Castiglioni) 1941

- Monumento ai caduti nei campi di sterminio nazisti, BBPR 1945-50

- Monumento Chinelli, Renzo Zavanella (scultore L. Fontana) 1949

- Edicola Achille, Figini e Pollini (scultore F. Melotti) 1950-52

- Edicola Centemeri, Mario Baciocchi (scultore G. Pomodoro), 1969-1973

 

Massimo Ferrari




Monumenti commemorativi

Milano, Sarpi