La “casa del cedro” è un edificio per abitazioni sulla via Fatebenefratelli, nel centro di Milano. Deve il suo nome a un grande albero che occupava un angolo del lotto e che, lungi dall’essere ritenuto un ostacolo alla progettazione, diventa l’elemento generatore del progetto, quasi un vero e proprio fulcro intorno al quale l’architettura costruita ruota e si organizza. Minoletti, qui affiancato da Giuseppe Chiodi e Ele Martelli, scompone l’edificio unitario commissionato dalla Società Andreae, destinato a residenze e uffici,  in due corpi distinti, di altezza diversa e rivestiti con materiali diversi.  In questo modo, inoltre, era rispettata la visuale sulla chiesa di San Marco, nell’isolato successivo.

 

Il primo ad essere eseguito è l’edificio per abitazioni, un grande condominio di lusso in cui è possibile ritrovare molti dei temi su cui si sviluppa la ricerca di Minoletti negli anni Cinquanta. In una breve relazione conservata a Mendrisio si legge: “La costruzione già realizzata è destinata esclusivamente ad abitazioni mentre quella da realizzarsi ad angolo retto con la prima sarà destinata esclusivamente a uffici. Rispetto alle costruzioni esistenti prima dei bombardamenti, quella attuale è stata arretrata così da consentire un triangolo di giardino fra la casa e la strada e, soprattutto, così da consentire la piena visione della Chiesa di S. Marco e del suo campanile per chi proviene da piazza Cavour”.

 

Il piano del giardino è lievemente abbassato rispetto alla strada. Come ricordano Grandi-Pracchi: “Dietro l’abside di San Marco Giulio Minoletti esemplificava la capacità di uno stile “razionale” di esprimere la natura di status symbol di un condominio delle aree centrali, mediante il ricorso a materiali palesemente costosi”. La costruzione è rivestita, da quota 2,50 m. in marmo rosa di Candoglia; nel tratto inferiore con granitello lucidato di Monforte. L’edificio per uffici è invece rivestito di pietra di ceppo. Gli appartamenti sono ampi e molto flessibili nella loro organizzazione interna. La pianta tipo comprende 6/7 locali, più i disimpegni e i servizi. I serramenti sono scorrevoli. All’ultimo piano, Minoletti prevede una “piccola villa”, con due grandi terrazze e una piccola piscina. Molto interessante è l’atrio della casa, vasto e illuminato, uno spazio fortemente caratterizzato soprattutto dai colori molto accesi e contrastanti dei materiali. Il pavimento è in marmo candido di Lasa e le pareti sono rivestite in noce satinato. Il soffitto è decorato da Antonia Tomasini, artista spesso al fianco di Giulio Minoletti, anche autrice della “forma astratta” posta nella parte terminale della balaustra della scala.

 

Maria Cristina Loi

Vista prospettica da via Fatebenefratelli
Una brochure d'epoca che ritrae l'edificio



Edifici per residenze ed uffici

Milano, Brera