La casa sorge sull’isolato compreso fra via San Vittore, via Morozzo della Rocca e via Bandello, tracciato a partire dal 1934 in variante al piano regolatore di Cesare Albertini. Costruita in cortina, presenta un’unica facciata pubblica che, nella prima versione del progetto, era risolta da una severa griglia cartesiana. La superficie, priva di aggetti e rivestita da una pelle uniforme di lastre in pietra, era infatti compartita in settori quadrati regolari, entro i quali si inscrivevano sia le bucature, sia i campi opachi.

 

La versione realizzata rispetta la griglia modulare originaria e la simmetria imperniata sul portale, ma introduce una variante sostanziale, dotando la facciata di un basamento uniforme. Rivestito da una straniante placcatura in lastre quadrate di metallo bianco al cromo, fissate mediante quattro borchie in rilievo che ne ostentano la funzione epidermica, il basamento parrebbe un originale omaggio ai sottili rivestimenti impiegati a Vienna dagli architetti della Secessione, ma anche un’allusione immaginifica alla modernità, rappresentata dal medesimo materiale con cui erano costruiti aerei, treni, automobili. La fascia metallica comprende il piano rialzato e poggia su un basso zoccolo arretrato di granito nero d’Anzola, nel quale sono ritagliate le bocche di lupo che illuminano il piano interrato. La pietra che riveste i piani superiori - in origine Portaluppi aveva indicato un granito levigato di Montorfano, o un Serizzo ghiandone - doveva essere apparecchiata in modo da evidenziare la griglia che inquadra il prospetto. La facciata è stata invece rivestita in lastre di pietra con il lato maggiore disposto in orizzontale in modo da formare tre corsi per ogni modulo, potenziando così l’effetto dinamico di orizzontalità introdotto dal basamento metallico.

 

Se le piante degli appartamenti sono organizzate secondo uno schema piuttosto tradizionale, distribuite da un corridoio centrale che divide le camere da letto e gli ambienti di soggiorno da quelli di servizio, il piano terra e l’ammezzato sono invece articolati in una complessa sequenza spaziale che ingloba l’ingresso e lo sbarco degli ascensori. Dal portale si accede infatti a un atrio disposto su due livelli collegati da una scalinata: i pavimenti, la scalinata e le pareti verticali sono interamente rivestite di sontuoso marmo verde malachite di Challant, mentre, sulle pareti del pianerottolo degli ascensori, lastre di bianco statuario a corsi orizzontali si alternano a fasce metalliche. Da un lato dell’andito, al livello della strada, si apre l’ingresso dello studio di Portaluppi - oggi sede dell’omonima Fondazione – che, intagliato nella parete di malachite e incorniciato da lastre monolitiche di marmo bianco, ingloba con piglio divertito e leggero una preziosa maquette marmorea del logo di studio, l’archetipica casetta utilizzata come cartiglio nei disegni dell’architetto.

 

Il minuzioso e geometricamente complesso allestimento dei rivestimenti superficiali - lignei, marmorei e fotografici - delimita anche i volumi interni dello studio, articolati con cambi di livello in vasti ambienti alti oltre 5 metri. In particolare la sala di riunione ostende un caleidoscopico pavimento composto da innumerevoli tessere di marmi e graniti differenti, disposti secondo un disegno irregolare che lo stesso architetto definì ironicamente “concretismo”: una divertita composizione grafica e, insieme, una sorta di efficace campionario dei principali materiali lapidei impiegati da Portaluppi.

 

Stefano Poli




Edifici per residenze ed uffici

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