Prima casa progettata per la propria famiglia, la villa ad appartamenti è frutto del lungo sodalizio professionale che legherà Ponti a Emilio Lancia, nell’alveo dell’ambiente culturale milanese facente capo a Giovanni Muzio e impegnato a rinnovare l’architettura tramite il ritorno alla misura di matrice umanista. Da qui derivano i molti elementi neoclassici (nicchie, urne, trabeazioni, timpani, dentellature, edicole e altro ancora) stagliati in maniera quasi ironica sulle facciate, che determinano lo spirito di«esuberante spensieratezza di decoratore» ravvisato da Ferdinando Reggiori in Ponti e descritto, sulle pagine di «Architettura e arti decorative», come il frutto più diretto dell’intenso lavoro svolto per la Richard Ginori. Una sottile critica che Ponti finirà con il condividere, quando ricorderà questa ed altre esperienze giovanili – la villa Bouilhet a Garches (1925-1926), la casa Borletti in via San Vittore (1928) o il progetto per un’ambasciata, italiana firmato insieme a Tomaso Buzzi (1926) – come «costruzioni davvero inesistenti come architettura», in cui « io cercavo ”fuori di esse” quale forma tra le piacenti forme di un certo repertorio pseudo stilistico dovessi loro prestare» (1955). E anche il ricorso alla figura dell’obelisco verrà descritto come un «vizio», «imposizione di un tono, un ritmo, di una decisione» estranea alla natura del progetto (1957).

 

Isolata – come previsto da una convenzione con la Società Anonima Villini Canova, proprietaria del terreno – dentro a un lotto trapezoidale, la costruzione sviluppata su quattro paini fuori terra ha un impianto planimetrico dominato dall’anticamera ovale, su cui affaccia la scala di distribuzione dei vari alloggi, volutamente esagerata nelle sue proporzioni con il resto della pianta. Salone e sala da pranzo, separati solo da larghe porte scorrevoli, anticipano la totale fusione dei due ambienti – che avverrà solo nelle case di via De Togni (1931-1936) – mentre l’elemento curvo ritorna con la concavità della facciata d’ingresso, contribuendo insieme agli elementi decorativi ad ingannare l’occhio nella lettura delle sue reali dimensioni.

 

I rimanenti prospetti, originariamente tinteggiati (come il primo) in color sabbia a contrasto con cornici in pietra verde o cemento, tradiscono lo sforzo di riportare all’assoluta simmetria la diversa distribuzione delle singole abitazioni, studiate in funzione delle varie esigenze dei proprietari. La tradizionale distinzione di ciascun alloggio in zona giorno e zona notte si accompagna al ricorso all’altrettanto tradizionale tecnica costruttiva della muratura portante, immediatamente leggibile anche attraverso i numerosi ispessimenti frutto di esigenze statiche.

 

Manuela Leoni

Pianta del piano terra
Pianta del piano primo
Il fianco lungo via Randaccio in una foto d'epoca"
Pianta del piano terra



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