L’edificio sorge su un lotto d’angolo a ridosso di corso Buenos Aires, compreso tra via Ulisse Aldrovandi e via Giorgio Jan. L’intervento è il risultato di due distinte operazioni immobiliari riconducibili alla medesima regia. La parte in via Aldrovandi, di proprietà della Società Anonima Immobiliare Aldrovandi, era amministrata dall’ingegnere Gino Radici, mentre quella di via Jan, della Società anonima Immobiliare Picena, era controllata dal costruttore Francesco di Stefano. Entrambe le parti vengono realizzate dall’impresa Radici-Di Stefano sotto la “direzione artistica” di Portaluppi, com’era avvenuto un anno prima nella realizzazione,  dell’omonima casa d’appartamenti in viale Abruzzi 21.

 

Elemento qualificante dell’intervento è la composizione dei prospetti esterni, tripartiti, caratterizzati dall’alternanza cromatica di intonaci colorati, cementi e pietre da costruzione e da un apparato decorativo sobrio, sebbene chiaramente riconducibile alla mano dell’architetto, costituito per lo più da fasce marcapiano, cornici e lesene angolari. La soluzione ricorrente nei tre angoli dell’edificio può essere considerata l’elemento più interessante dell’intervento e ripercuote la sua particolarità anche all’interno. Il volume trasparente definito dai grandi infissi è innestato diagonalmente sugli angoli dell’edificio facendone scorgere comunque lo spigolo in muratura enfatizzato dalla decorazione a rilievo e dalla spezzata del cornicione. Tale soluzione caratterizza internamente le stanze d’angolo con un doppio bow-window. In questo modo esse assumono una ricercata connotazione spaziale in contrasto con il taglio regolare degli alloggi (la cui distribuzione è probabilmente demandata ai costruttori), disposti a L attorno ai vani-scala.

 

L’intervento dell’architetto è apprezzabile anche nei dettagli decorativi degli interni, contraddistinti dai consueti motivi geometrici: le balaustre in ferro battuto delle scale, le decorazioni a stucco di soffitti e pareti, i pavimenti a mosaico negli spazi comuni e negli appartamenti, come si può vedere in quello di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, che oggi ospita la fondazione Boschi-Di Stefano.

 

Elena Demartini

Pianta del secondo piano
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