Il complesso, sorto in un’area di pregio resa disponibile dall’abbattimento dei bastioni e destinato all’alta borghesia milanese, è composto da due blocchi ben distinti e animati da specifiche esigenze, in funzione della particolare condizione del tessuto urbano in cui s’inseriscono. Il volume cubico affacciato su corso Venezia, infatti, si confronta con la realtà del palazzo urbano, mentre la slanciata torre articola la propria volumetria in un ricco gioco di affacci e terrazze digradanti verso i giardini, da cui sembra ergersi. Da questo derivano lo spirito classicista e tradizionale del primo edificio – interamente rivestito in preziose lastre di marmo bianco, a corsi orizzontali, scandito dal dialettico rapporto tra i pieni e i vuoti delle aperture – e l’aurea quasi pittoresca della torre, che si configura come punto di riferimento nello skyline, anche grazie all’adozione di un rivestimento in laterizio dalla texture a grana fine, organizzata per fasce che rimarcano l’altezza dei vari piani.    

 

Il corpo alto è anche spunto per una riflessione sulla nuova città, immaginata come integrazione riuscita tra concezione urbanistica e configurazione architettonica proprio grazie alle terrazze, che superano la dimensione privata dell’alloggio per divenire elementi del paesaggio urbano. Ispirato all’idea della Ville Radieuse di Le Corbusier, questo modello di città è però anche l’espressione più viva della casa all’italiana, in cui «non vi è grande distinzione fra esterno e interno; […] da noi l’architettura di fuori penetra all’interno […]. Dall’interno la casa all’italiana riesce all’aperto con i suoi portici e le sue terrazze, con le pergole e le verande, con le logge e i balconi, le altane e i belvedere, invenzioni tutte confortevolissime per l’abitazione serena e tanto italiane che in ogni lingua sono chiamate con i nomi di qui» (1928).    La terrazza, vero e proprio ambiente all’aperto, si trasforma quindi nel punto di contatto tra interno ed esterno, anche dove le circostanze costringono ad adottare un linguaggio più tradizionale. Lo dimostra il belvedere (attrezzato con giardini pensili, archi, pergole, verande e una piscina) che Ponti e Lancia disegnano sul tetto del corpo basso, protetto da una balaustra trasformata in fioriera. 

 

L’articolazione della struttura a travi e pilastri in cemento armato, adottata per entrambe le costruzioni, è leggibile nella sporgenza verso i bastioni dei bow-window della torre e nelle sue finestre d’angolo. Interpretazione moderna del contrafforte, questo elemento semicilindrico è sormontato da un pergolato in grado di anticipare il tema del rapporto con il verde e al contempo di segnalare l’ingresso dell’edificio, disegnato attraverso tre portali strombati. L’accesso al corpo basso si trova invece su corso Venezia e avviene grazie a una doppia apertura, sormontato da un motivo di bucature simile – anche se molto più ricco – a quello già adottato nella porzione centrale della Domus Flavia. Il complesso è l’ultimo progetto realizzato da Ponti insieme a Emilio Lancia.

 

Manuela Leoni

La Casa e Torre Rasini nel contesto urbano
Vista dall'alto della terrazza attrezzata con giardini pensili, archi, pergole, veranda e una piscina



Edifici residenziali

Milano, Porta Venezia

Gio Ponti >