La chiesa viene realizzata tra il 1968 e il 1970 da Vittorio Gandolfi architetto razionalista della seconda generazione, così lo definisce la rivista Parametro in un numero monografico. La chiesa dedicata a San Francesco di Sales, chiamata anche casa-chiesa, colpisce per il carattere urbano e il raffinato inserimento nel serrato tessuto del centro storico di Milano. Disposta planimetricamente a “L” in un lotto rettangolare (60m x 38m), si ancora agli edifici adiacenti, mantenendo l’integrità della cortina stradale, ma denunciandosi attraverso le logge della parte superiore dell’edificio e il porticato del piano terra in cui è ricavato l’accesso alla chiesa.

 

L’edificio struttura il corpo che si attesta su via della Commenda in tre piani sopra il porticato, di cui il terzo arretrato. Ai primi due piani si trovavano i locali della parrocchia, mentre all’ultimo due alloggi, oggi portati a tre. Nell’altro corpo di fabbrica si trovano: al piano seminterrato una palestra, un teatrino e alcuni locali di servizio, al piano rialzato la chiesa e in copertura un campo da tennis. I locali seminterrati in realtà si raccordano alla quota del cortile interno a cui accedono direttamente. Su strada la facciata si caratterizza per un gioco di linee orizzontali e verticali; le prime si individuano nelle solette in cemento armato che chiudono la composizione del fronte sopra il porticato; verticalmente, invece, il prospetto viene scandito dai parapetti dei balconi costituiti da listelli in legno montati su un telaio metallico verniciato di nero e dai pluviali che, a passo alternato rispetto alle travi disegnano un profilo sinuoso all’edificio. I pilastri del porticato, le partizioni murarie dell’ingresso, così come le solette orizzontali della facciata erano originariamente in cemento a vista, oggi levigato e dipinto di grigio chiaro.

 

Un gioco di scale e rampe collegano la quota stradale al livello di calpestio della chiesa, conducendo al piano antistante le due porte di entrata alla chiesa, sorta di sagrato protetto. Originariamente l’ingresso principale, disassato rispetto all’asse di simmetria longitudinale della chiesa, era formato da un grosso portone in legno, da aprire durante le grandi celebrazioni al posto degli attuali due vetrati. Gli spazi d’ingresso fungono da elementi di mediazione tra la strada e l’interno dell’edificio; all’interno la chiesa si compone di una navata maggiore e di due navate laterali minori scandite da otto pilastri a base quadrata smussati agli angoli, rastremati verso l’alto e conclusi da una sorta di capitello tronco-piramidale. Nella navata di sinistra pochi gradini e un parapetto in muratura individuano, in un livello superiore, uno spazio raccolto per piccole celebrazioni. Di fronte la parete si rigonfia in modo quasi organico per ospitare i confessionali, mentre nella navata di destra una serie di finestre basse dalla cornice in rilievo rispetto al piano della parete cattura la luce e la filtra attraverso vetri colorati: in esse è raffigurata la storia di San Francesco di Sales: queste bolle di luce costituiscono una nota colorata che cattura l’attenzione staccandosi notevolmente dai toni pacati e naturali dell’intero edificio.

 

Il pavimento, oggi sostituito, era in piastrelle rettangolari di clinker marrone scuro, come quelle dello spazio porticato. Il soffitto originariamente in cemento a vista, oggi dipinto di grigio, ha una sorta di cornice che ne rimarca la fisicità e l’effetto di avvolgenza dello spazio. Il suo stacco dalle pareti perimetrali permette a una lama di luce di diffondersi sulle pareti sottostanti, trattate con intonaco grezzo a forti rilievi da cui derivano i profondi effetti chiaroscurali che fanno vibrare l’intero spazio della chiesa. Oggi tale effetto si perde leggermente a causa di un grigliato a maglie piuttosto fitte sovrapposto al vetro cemento che ne limita la permeabilità luminosa. A soffitto figurano due elementi troncopiramidali per l’illuminazione artificiale ed uno sfondato in corrispondenza dell’altare a catturare una luce diretta e zenitale altamente scenografica.

 

Stefania Varvaro




Edifici per il culto

Milano, Guastalla