Capolavoro riconosciuto dell’architettura razionalista in Italia, il complesso della colonia elioterapia legnanese versa purtroppo oggi in uno stato di grave compromissione. Paradossalmente la piena rispondenza dell’architettura alla funzione che doveva ospitare ne ha segnato l’inesorabile condanna con il venir meno dell’attualità della destinazione stessa.  L’edificio era infatti interamente proiettato a soddisfare l’obiettivo di massima permeabilità ai raggi solari dovendosi proporre come alternativa urbana alle colonie marittime nella politica sanitaria di contrasto al rachitismo e al dilagare di patologie respiratorie infantili promossa dal governo fascista.

 

Il complesso – pur con una capienza dimensionata su 800 bambini – si articolava in volumi semplici, di bassissimo impatto nel contesto boscato in cui era localizzato. L’edificio principale si componeva di due corpi, il primo destinato ad ospitare spogliatoi, uffici e studi medici, collegato da due percorsi porticati al grande volume del refettorio e delle cucine. Il fronte meridionale, interamente finestrato con serramenti apribili, consentiva la totale fusione tra lo spazio interno del refettorio – pressoché libero da strutture portanti – e la natura circostante, garantendo comunque, attraverso una struttura solarium in legno che fungeva da sostegno per ampi tendaggi, la protezione dal soleggiamento diretto e dalle intemperie. Un doppio ordine di finestrature sovrapposte, di dimensione più contenuta e ancora parzialmente visibile, caratterizza invece le facciate est e ovest privilegiando il livello inferiore, cui corrispondono aperture a doppio modulo, rispetto al livello superiore.  Al centro dello spazio principale, organizzato come una grande “U”, si trovavano le cucine strutturalmente autonome e anch’esse opportunamente finestrate. Anche la soluzione adottata per gli impianti idraulici appariva coerente con le finalità del centro, proponendo un sistema di tubature ad anello esterne al fabbricato che consentivano un contributo solare al riscaldamento dell’acqua.

 

Completavano il complesso padiglioni e impianti all’aperto immersi nel parco.  Ciò che possiamo vedere oggi è frutto di successivi rimaneggiamenti, il primo dei quali avvenuto negli anni ’50 per riconvertire la struttura a centro di riabilitazione per le vittime di infortuni sul lavoro. A questa nuova funzione, di eccellenza a livello nazionale, vengono sacrificati gli spazi progettati dallo studio BBPR e forse proprio per questo motivo in testi monografici dedicati al celebre sodalizio di architetti l’edificio viene dato per demolito nel 1956.  Il refettorio perde la sua unitarietà venendo suddiviso in diversi ambienti; verso la parete sud trova spazio una palestra mentre l’ala est del salone viene attrezzata con una piscina per le terapie di riabilitazione in acqua. I corpi di fabbrica distinti del complesso originale vengono fusi e ampliati con un’ala a due piani destinata alle camere dei degenti. La superficie vetrata della facciata sud, privata del demolito solarium che ne scandiva l’uniformità in una armonica griglia modulare, sopravvive inespressiva.   

 

Paola Ferri




Edifici per la sanità

Legnano, Est