La palazzina ad appartamenti progettata da Caccia Dominioni nel 1962 presenta un carattere decisamente ambiguo: è collocata sì a filo del lotto e conferma l’asse di via Cavalieri del Santo Sepolcro, ma la volumetria compatta, la piazzetta laterale, l’ingresso posto sul lato breve e il giardino retrostante ne fanno una sorta di villa urbana. A conferma di questo carattere sta la destinazione plurifamiliare, direttamente legata ad una committenza del tutto particolare: all’inizio degli anni Sessanta, Leopoldo Pirelli, Emanuele Dubini, Adolfo Soldini e Vico Gavazzi, già legati da rapporti d’amicizia e professionali, commissionano all’architetto milanese la progettazione di questo edificio di tre piani per le proprie abitazioni.

 

L’andamento planimetrico conferma la perizia di Caccia nel configurare organismi assai complessi ed elaborati, spesso in contrasto con il semplice involucro esterno. Ne è un esempio il lungo e sinuoso ambulacro che dall’ingresso conduce sia a due duplex con accesso dal piano terra, sia al corpo scala, il cui volume ellittico, abilmente inserito nella planimetria, viene utilizzato da Caccia in molti altri edifici (fra gli esempi più significativi, le residenze in via I. Nievo del 1955-56,  in via XX Settembre-via Tamburini del 1958-64 e in via Gesù del 1960-62). Altri elementi ricorrenti nel vocabolario di Caccia Dominioni si ritrovano sui prospetti: il basamento in pietra, le finestre strombate, gli scuri, l’intonaco impastato con terre macinate e ossidi. Unica concessione a stilemi razionalisti è il taglio verticale in vetrocemento sul fronte verso strada. La sua collocazione asimmetrica corrisponde al posizionamento baricentrico del corpo scala, mentre tutt’attorno le finestre si dispongono secondo piccoli scarti all’interno di una trama apparentemente regolare. In corrispondenza del vano scala si erge sulla sommità una sorta di tamburo che contiene il lucernario. Emergono inoltre sul tetto diversi bow-window sagomati (già visti nella villa di via XX Settembre), corrispondenti al piano mansardato di altri appartamenti in duplex. In particolare, quello di Leopoldo e Giulia Pirelli presenta al piano superiore un grande studio biblioteca con finestre tagliate obliquamente ad inquadrare il campanile della chiesa di San Simpliciano. Il prospetto sul giardino contravviene allo schema ricorrente sul fronte strada, presentando al contrario grandi aperture trasparenti aperte sulla rigogliosa natura circostante.   

 

Riguardo il percorso di Caccia Dominioni verso una progressiva ripresa di temi cari all’architettura lombarda, è interessante notare come, rispetto alle prime ipotesi progettuali, che prevedevano all’ultimo piano della facciata principale un grande taglio orizzontale ad accogliere una finestra a nastro di chiara matrice razionalista, si sia optato per una serie di aperture quadrate più tradizionali, a conferma del tentativo di configurare un’architettura civile ispirata alla tradizione.

 

Federico Ferrari




Edifici residenziali

Milano, Brera