Insieme alla riforma di Piazza del Duomo, la realizzazione del complesso Cordusio-via Dante-Foro Buonaparte rappresenta una delle principali operazioni urbanistiche della seconda metà dell’Ottocento. Il Cordusio era una delle parti più antiche della città, sede della Corte Ducale, destinato con il piano Beruto a divenire uno degli snodi fondamentali della città che si rinnovava nella direzione del Castello Sforzesco. Il rettifilo di Via Dante, già tratteggiato nel piano napoleonico, univa la nuova polarità abitativa e monumentale di Foro Bonaparte al centro religioso e simbolico di piazza Duomo, attraverso il polo della finanza e del terziario di Piazza Cordusio. Il Beruto tenderà ulteriormente a prolungarlo verso la direttrice nord-ovest, il futuro Corso Sempione che sarà completato nel secolo successivo. L’asse di via Dante sarà, invece, realizzato tra il 1886 e 1901 in seguito allo sventramento del tessuto medievale della città, facilitato per le acquisizioni di fabbricati e terreni dall’applicazione della legge di Napoli del 1885.

 

Nel disegno della città berutiana, all’estremità della Via Dante opposta al Castello, si intersecavano con un cambio di direzione le vie provenienti dal Duomo con via Dante, formando una grande slargo triangolare, che la soluzione del Beltrami tradurrà elegantemente in un piazzale ellittico e in una nuova strada in asse con il braccio laterale della Galleria. In occasione della approvazione dell’assetto particolareggiato, al pensiero che le numerose strade innestate nella nuova piazza compromettessero la leggibilità complessiva dell’impianto, Beltrami consigliò un regolamento speciale che tutelava l’uniformità dell’impianto architettonico complessivo e il coordinamento di altezze, di linee di gronda, di materiali costruttivi e elementi decorativi, per conferire all’insieme un carattere di monumentalità. Due degli edifici che si affacciano sulla piazza furono realizzati dallo stesso Beltrami: la Casa Dario-Biandrà e Il Palazzo delle Assicurazioni Generali Venezia. Diversi, ma connessi dall’identica griglia compositiva di proporzioni e accordi stilistici. In particolare il Palazzo delle Assicurazioni, fondale della piazza ellittica e snodo visivo da piazza del Duomo, ricevette numerosi condizionamenti dalla Commissione municipale, che porteranno alla sopraelevazione della parte centrale della facciata, nonostante il parere contrario del progettista.    

 

La prestigiosa ubicazione dell’edificio stimolerà una maggiore complessità del programma compositivo dell’edificio, resa più complicata dall’irregolarità dell’area fabbricabile. Beltrami adotterà una grammatica di tradizione cinquecentesca, richiamandosi all’unitarietà del disegno, alla semplicità delle linee, all’eleganza e alla proporzione delle sequenze compositive dei vari livelli e ordini. Il motivo ordinatore è costituito dall’elemento centrale, formato dalla sequenza del portale con il balcone, della nicchia incorniciata dai robusti pilastri, completato dal grande rilievo del leone di San Marco e dalla cupola imposta dalle autorità comunali. L’edificio si distingueva per le capacità tecniche di realizzazione: l’uso dei solai prefabbricati (Hennebique) consentiva ampie luci e l’eliminazione delle controventature; l’uso delle pietre per lo zoccolo (serizzo della val Màsino) e per la nicchia mosaicata di facciata (pietra di Viggiù) aveva anche una funzione costruttiva. Costituito da un corpo di fabbrica doppio con un corridoio centrale di distribuzione, alla metà degli anni Sessanta, l’edificio venne sventrato internamente per ottenere un più moderno assetto direzionale.

 

Paolo Galuzzi




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Milano, Duomo