Il monumento a torre con cripta commemorativa fu commissionato dalla città di Milano per onorare i diecimila caduti della prima guerra mondiale. Concettualmente quest’architettura si basa su temi allegorici e simbolici, già a partire dalla scelta del luogo, l’area tra l’Università Cattolica e la Basilica di Sant’Ambrogio, un tempo occupata dal cimitero dei martiri del primo Cristianesimo e chiaramente espressi dall’impianto ottagonale. Le facciate si rivolgono alle otto porte urbiche, attraverso le quali i caduti hanno per sempre lasciato la città. Ciascuna delle quattro facciate principali è dedicata ad un anno di guerra, mentre quelle diagonali simboleggiano i quattro elementi: terra, aria, acqua, fuoco. Ogni nicchia tra i pilastri contiene la terra di un grande campo di battaglia. Ciascuno dei quattro archi, ciascun fregio e gruppo scultoreo è riconducibile ad un significato preciso.

Altrettanto evidenti sono i riferimenti storico-formali: il recinto rettangolare ridisegna esattamente le misure dell’atrio della basilica di Sant’Ambrogio, la parte superiore del monumento, avvolta dal fregio dello scultore Salvatore Saponaro, ricorda l’antica torre dei Venti ad Atene e la doppia scala a chiocciola rimanda a quella del Sangallo nella fortezza di Orvieto. Anche l’impiego dei pesanti blocchi di Musso bianco è riconducibile ad un’antica tradizione, che va dalle colonne romane di San Lorenzo fino al Duomo milanese.

Sebbene l’edificio, con la sua espressione classica e severa e con le sue geometrie elementari, sia formalmente più semplice dei precedenti progetti di concorso fuoriusciti da una scuola accademica, si sottomette completamente alla tradizione nell’intento di esprimere la continuità storica e la riflessione spirituale del concetto di eternità. Nonostante questo, l’edificio lascia spazio al moderno: per l’impiego del cemento armato come materiale costruttivo e per il faro – collocato al di sopra della cosiddetta sala della Luce Eterna – che nei giorni di commemorazione doveva irradiare con un fascio di luce elettrica la città.

Il Monumento ai Caduti fu la prima vera occasione per Muzio e il gruppo del Novecento Milanese di far convergere in un’opera collettiva l’ideale della collaborazione tra architetti e artisti perseguita già a partire dal dopoguerra. Saponaro lavorò in stretto rapporto con il gruppo degli architetti. A. Wildt realizzò la grande scultura di Sant’Ambrogio, patrono della città, mentre altri artisti – G. Castiglioni, L. Andreotti, F. Lombardi, I. Griselli, A. Maiocchi e G. Supino – crearono rilievi, gruppi scultorei e inferriate. Scrittori e critici d’arte come P. Buzzi, U. Ojetti e M. Sarfatti contribuirono all’inaugurazione e divulgazione del monumento.

ANNEGRET BURG

Vista del Monumento in una foto d'epoca
Vista assonometrica del primo progetto
Pianta generale del progetto



Monumenti commemorativi

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