Il palazzo si trova lungo corso Venezia di fronte ai giardini pubblici ed è ben riconoscibile per la forte caratterizzazione architettonica derivante dal grande arco di passaggio che immette in via Tommaso Salvini. L’edificio è il risultato di una grande operazione edilizia che nei primi anni Venti dà luogo all’edificazione del nuovo quartiere Excelsior attorno a Piazza Duse sulle aree verdi del soppresso convento dei Cappuccini. L’iniziativa è promossa da tre imprenditori: Enzo Bonzi, Carlo Civita e Leone Sonnino, i quali nel 1923 stipulano con il comune di Milano una convenzione che prevede la parziale edificazione dell’area. Sulla base di tali accordi il terreno viene suddiviso in diciotto lotti che vengono spartiti tra i tre comproprietari. A Sonnino, titolare delle Società Immobiliari Buonarroti Carpaccio e Giotto, sono assegnati i sei lotti adiacenti a corso Venezia, sui quali è edificato l’omonimo palazzo. Requisito fondamentale della nuova costruzione, espresso nella suddetta convenzione, è poter garantire un adeguato collegamento tra corso Venezia e il nuovo quartiere in formazione mediante un passaggio coperto a volta sotto i piani abitati. L’incarico di progettare l’edificio è inizialmente affidato a Giovanni Battista Milani, già autore del piano particolareggiato del nuovo quartiere, ma il suo progetto non viene approvato dalla Soprintendenza per l’eccessiva altezza del fronte su corso Venezia e per questioni di ordine stilistico. Subentra quindi Piero Portaluppi, autore del progetto definitivo.

 

Il complesso si sviluppa su una pianta a U, con testata lungo corso Venezia e due corpi simmetrici paralleli a via Salvini. La facciata principale, aperta dall’arcone, ha un’impostazione classica rilevabile nella tripartizione scandita da cornici marcapiano e nella simmetria rispetto all’asse di via Salvini. Il primo progetto di Portaluppi prevedeva in realtà, in luogo del grande arco, un triplice passaggio a serliana con due varchi pedonali ai lati e uno carrabile al centro, ma in seguito a controversie coi proprietari dei palazzi confinanti lungo via Salvini, circa le visuali che si sarebbero venute a determinare verso il corso, l’idea viene abbandonata in favore di una soluzione a fornice unico. Le piante sono legate a schemi ottocenteschi, con teorie di locali disimpegnati al centro da lunghi corridoi e piccole chiostrine per illuminare le scale e i vani più remoti. Elementi qualificanti dell’edificio sono i molteplici elementi decorativi di derivazione eterogenea che caratterizzano le facciate. Le cornici e le lesene a tutta altezza della facciata principale ne enfatizzano la composizione classica; i motivi di gusto secessionista e déco, come i quadrati iscritti in quadrati più grandi del basamento, i motivi a linee spezzate nelle facciate di via Salvini, i rilievi a losanghe della volta, sono individuabili in tutto l’edificio e rimandano alle coeve architetture di Portaluppi. Destinato prevalentemente a residenza di lusso, nel basamento l’edificio ospita anche negozi e uffici.

 

Elena Demartini

Pianta del quinto piano

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Riportiamo il video dedicato all'itinerario realizzato in collaborazione con la piattaforma MemoMi - La memoria di Milano




Edifici residenziali

Milano, Guastalla

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