Il progetto per il quartiere Fabio Filzi è l’esito di un concorso per la progettazione di tre nuovi quartieri di edilizia popolare bandito dall’Istituto Fascista Case Popolari (Ifacp) nel 1932. Franco Albini, Renato Camus e Giancarlo Palanti partecipano presentando proposte per due delle tre aree; per il gruppo di giovani architetti raggruppatisi attorno alla rivista “Casabella”, sostenitrice di una architettura moderna e antiaccademica ispirata agli esempi europei più avanguardisti, il concorso è fra le prime occasioni concrete di indirizzare lo sviluppo di una porzione della periferia milanese. Il progetto per il “Fabio Filzi”, che risulta vincitore, sovverte infatti il tradizionale schema di lottizzazione sancito dai precedenti piani di espansione, contraddistinti da volumi edilizi disposti “in cortina”, allineati cioè senza soluzione di continuità lungo i tracciati stradali precedentemente fissati, e articolati verso l’interno dei lotti con corti e chiostrine chiuse o semiaperte (piano Pavia e Masera, 1911; piano Albertini,1923).

 

Il lotto viene ora inteso dagli architetti come unità base della struttura urbana in cui la disposizione degli edifici è ordinata in schiere parallele lungo l’asse solare (Nord-Sud) con la conseguente apertura dell’isolato verso la città. Principi ispirati a criteri di igiene, semplicità geometrica e risparmio determinano le distanze tra le schiere, calibrate per garantire il corretto soleggiamento degli alloggi in ogni stagione, mentre gli spazi aperti hanno forme regolari e sono ottenuti attraverso l’inclusione dei gruppi scala all’interno di perimetri lineari dei blocchi. I vari fabbricati, risultanti dall’accostamento di 2 o 5 tipi edilizi, sono molto simili tra loro, se si eccettuano minime variazioni in altezza correlate alla distanza tra gli edifici e alla larghezza delle vie. Leggere variazioni tipologiche distinguono invece i volumi rivolti a sud e il volume centrale che ospita i servizi comuni del quartiere. Il tipo edilizio di base è costituito da corpi scala che distribuiscono 3 alloggi per piano con dimensioni fissate dall’Ifacp in 25, 45, e 55 metri quadri, il cui modulo base è costituito da un blocco bagno-cucinotto aperto sul soggiorno, il quale, affacciato su una loggia, funge anche da sala da pranzo e da disimpegno fra le stanze.

 

Alla razionalizzazione delle forme dei singoli fabbricati corrisponde la regolarità e l’innovazione tecnologica delle strutture portanti, progettate in cemento armato dalle fondazioni alle strutture in elevazione, dove, per evitare fessurazioni e inefficienza termica, le travi e i pilastri sono rivestiti sul lato esterno con tavelline in cotto. Per questioni economiche questa tecnologia costruttiva, affiancata a pareti di tamponamento in mattoni forati, verrà adottata solo nelle realizzazioni del primo lotto, mentre i successivi saranno costruiti con setti portanti in mattoni pieni. L’aura di astrattezza geometrica che permea il quartiere è trasmessa e rinforzata dalla nettezza delle forme degli alzati, prive di forti aggetti e di qualunque inserto decorativo, e da alcuni elementi ricorrenti in successive realizzazioni per l’Ifacp, quali il tetto piano senza cornicione, le testate cieche e la netta evidenziazione delle geometrie. I fronti dei diversi fabbricati sono segnati e ordinati, da un lato, dalle bucature delle logge e dal leggero arretramento della parete antistante il blocco bagno-cucina dal filo di facciata, dall’altro dai corpi scala sporgenti con testate cieche e aperti sui lati da sottili superfici vetrate a tutta altezza.

 

Carlo Venegoni

Il quartiere Fabio Filzi inserito nel contesto urbano
Pianta piano tipo
Prospetto su strada



Quartiere residenziale

Milano, Città Studi