Il legame fra Portaluppi e Umberto Girola ha origine durante gli anni Dieci, quando l’architetto è incaricato della progettazione e della direzione dei lavori di costruzione delle centrali idroelettriche della Val Formazza, costruite dall’impresario di origini ossolane. Nel 1919 Girola commissiona a Portaluppi la riforma della sede milanese di via Broletto, che così guadagna una facciata sobria, movimentata da alcuni motivi ispirati agli stilemi della Secessione viennese e del gusto Déco, ma riformulati secondo la calligrafia guizzante tipica dell’architetto. Un aguzzo bow-window centrale movimenta la cortina e sottolinea il portale d’ingresso, la cui larghezza è ripresa dalla ampia finestra dell’ultimo piano, a sua volta decorato da balconcini sporgenti e modanature ad altorilievo che riprendono la forma puntuta del bow-window.

 

Nel 1932 Portaluppi, di nuovo chiamato a intervenire sulla facciata, che ormai necessitava di un adeguamento del partito linguistico, “con la felice duttilità che gli è propria, spogliava l’edificio di via Broletto del suo decoro garbato, ma ormai anacronistico, per accogliere i tratti più perentori di una modernità che si voleva connaturata alle grandi opere intraprese dall’azienda” (Selvafolta, 1995). Il severo prospetto tripartito è declinato con accenti monumentali, affidati ai materiali, alle modanature e alle cornici appena accennate del basamento in pietra scura, ma anche all’inserto di una scritta a caratteri cubitali che declama la ragione sociale dell’impresa. Una modernità moderata, non esente da echi tradizionali e quasi rappresa nella nettezza delle linee che ritagliano le aperture quadrate dei piani nobili, ma simbolicamente rappresentata dalla finta finestra a nastro dell’ultimo piano, tesa come un velo di vetro di fronte alle più tradizionali finestre, intervallate da larghi pilastri che illuminano l’appartamento del committente. Tuttavia l’intervento di Portaluppi non si limita a un maquillage epidermico e la riforma dell’edificio penetra all’interno del corpo di fabbrica pervadendo l’androne d’ingresso, la scala, e interessando un volume interno che viene demolito e ricostruito.

 

Rispetto alla facciata, la sensibilità di Portaluppi per le naturali qualità decorative dei materiali e per la loro capacità di definire il carattere degli ambienti si esprime più liberamente nei pavimenti, nelle pareti e nella scalinata di accesso dell’androne, rivestiti da una preziosa placcatura lapidea che disegna una vera e propria griglia spaziale, echeggiata dal traliccio di calcestruzzo armato dei lucernari. Mediante il disegno a losanghe – leitmotiv di Portaluppi - e le gradazioni cromatiche dei marmi e dei graniti ossolani, l’architetto intesse una stretta relazione fra le superfici che delimitano lo spazio e la disposizione dei diversi volumi di cui è composto. L’andito di ingresso è infatti pavimentato con un mosaico di grandi lastre di pietre diverse, che al preziosismo decorativo sembrano aggiungere la funzione di segnare un netto distacco rispetto alla giacitura delle lastre dell’androne, disposte a fasce rettilinee alternate orientate nella direzione di accesso alla scala, ortogonale rispetto a quella di ingresso nell’edificio.

 

Stefano Poli




Edifici residenziali

Milano, Brera

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