Giovanni Greppi (1884-1960), impegnato durante gli anni Trenta in importanti progetti del regime fascista per la costruzione di diversi sacrari ai Caduti – suo, fra i tanti, il sacrario di Redipuglia inaugurato da Mussolini in persona nel 1938 – aveva redatto nel 1931 il progetto per la Banca Popolare di Milano in piazza Meda.
Forte di quest’esperienza, nel 1933 vince il concorso ad inviti per la progettazione della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde in via Verdi. Poco dopo si associerà a lui Giovanni Muzio, reduce dalla trionfale inaugurazione del Palazzo dell’Arte (1933).   

Dopo una gestazione tormentata, dovuta soprattutto alla presenza di numerose falde acquifere a poca profondità, il progetto definitivo venne redatto solo nel 1937. 

Oltre alle complesse fondazioni, con cinque piani interrati dove troverà posto il caveau corazzato e per la cui progettazione ci si avvarrà di Arturo Danusso, a rendere impegnativo il progetto vi fu la necessità di salvaguardare le importanti preesistenze dei lotti adiacenti: l’ottocentesco Palazzo Balzaretti e la chiesa di San Giuseppe del Richini. La linea di gronda massima fu stabilita a 23 m. (ma il corpo centrale, non visibile da strada, si eleva fino a 40 m.), per non interferire con il prospetto dell’importante basilica, mentre il palazzo ottocentesco fu collegato con un percorso in quota. La pianta presenta una forma a T irregolare e nell’incrocio dei due bracci si trova un grande atrio baricentrico, che dà accesso al grande salone sorretto da otto colonne e illuminato con luce zenitale.  

Negli stessi anni Muzio partecipa all’importante Concorso nazionale per il completamento del fronte sud di piazza del Duomo – conseguendo la vittoria con il noto progetto dell’Arengario elaborato assieme a Eugenio Griffini, Piergiulio Magistretti e Piero Portaluppi: dopo il “dirompente” edificio della Cà Brüta (1922), che costituì il provocatorio esordio di Muzio sulla scena professionale milanese, il progetto per l’importante istituto bancario testimonia di una fase della carriera dell’architetto milanese in cui il monumentalismo severo, mai retorico ed esteriore, si combina con una forte consapevolezza del valore urbano del singolo manufatto, che è quasi sempre collocato con sapienza nel tessuto preesistente, nel tentativo di qualificare ed arricchire con il suo volume lo spazio pubblico circostante. 

Il prospetto principale dell’istituto bancario si caratterizza per il rivestimento in bugnato a lastre di granito e per l’imponente colonnato a colonne binate sempre in granito, dove trovano posto i bassorilievi di Giacomo Manzù (mentre la decorazione del salone circolare al quarto piano venne affidata ad Achille Funi).   

È evidente, e tipico di Muzio, il significato dell’elemento porticato non solo come necessario prolungamento del percorso pedonale che da piazza della Scala giunge sino in via Brera, quanto piuttosto come congruo margine di rispetto funzionale ad una sua consolidata concezione di edilizia pubblica. La stessa attenzione all’arretramento dell’edificato come valore urbano è infatti ravvisabile in altri edifici “metropolitani” degli stessi anni, come il Palazzo della Triennale (1933), il Palazzo dei Giornali (1938-1940) e il progetto per il Palazzo della Provincia (1938-1941).

FEDERICO FERRARI




Edifici per la finanza

Milano, Brera