Piazza San Babila è stata oggetto, a metà degli anni novanta, di una sistemazione che ha fatto sì che questo spazio diventasse il punto di partenza per il lungo asse pedonale che oggi si sviluppa lungo Corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Mercanti, via Dante e termina di fronte al Castello Sforzesco.

Il progetto si basa sul riassetto della viabilità veicolare e pedonale, attraverso l’eliminazione dei flussi secondari interferenti con la parte centrale della piazza, ampliata e chiusa al traffico. L’idea portante del progetto architettonico e artistico affidato a Luigi Caccia Dominioni, si definisce nella ricostruzione di una sintesi, in scala ridotta, degli elementi del paesaggio e della cultura edilizia di Milano e della Lombardia. La fontana, elemento prospiciente Corso Vittorio Emanuele, è una riproduzione del paesaggio lombardo e del ciclo naturale dell’acqua, leggibile secondo alcune differenti analogie: la sfera da cui sgorga l’acqua rappresenta una nuvola; il volume tronco-piramidale sul quale l’acqua scorre raffigura la montagna, mentre la griglia riproduce il cammino dell’acqua lungo i fiumi e i fontanili fino a giungere alla vasca centrale. La vasca, a sua volta, rappresenta uno dei numerosi laghi della regione, mentre il getto d’acqua riproduce il processo di evaporazione che idealmente si ricongiunge alla sfera posizionata in cima alla fontana. Le aiuole a calotta, oltre a svolgere funzione di protezione dell’area pedonale dal traffico, simboleggiano le colline e le montagne lombarde che fanno da sfondo alla città di Milano.

Per la realizzazione della pavimentazione Caccia Dominioni ha privilegiato il porfido, sia per le caratteristiche di resistenza offerta dal materiale sia per il suo valore in riferimento alla tradizione: la pietra, appositamente tagliata e sagomata in conci, è ordinata lungo la circonferenza dei cippi cardinali posizionati sulla piazza. In virtù dei propri colori, con sfumature che passano dal rosso al bruno, il porfido utilizzato per la pavimentazione va inoltre a bilanciare cromaticamente la superficie lucida della fontana. Il progetto mostra un evidente interesse per le caratteristiche e le possibilità artistiche del materiale che, attraverso il disegno distributivo dei blocchetti lapidei, riprende l’uso decorativo con disposizione a “macchia aperta”, una modalità d’intarsio utilizzata dai mobilieri lombardi.
L’affermazione di Caccia Dominioni: «Sono architetto sino in fondo e trovo l'urbanistica ovunque. In realtà l'appartamento è una microcittà, con i suoi percorsi, i suoi vincoli, gli spazi sociali e quelli privati»  pone in evidenza come anche per il progetto di piazza San Babila, l’operazione compiuta dall’architetto milanese parta dalla stassa idea: un salto di scala che in questo caso rende la piazza un “micropaesaggio”.

a cura di GIZMO

 




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