Nei primi anni Ottanta, il Consiglio Comunale destina all’ambizioso programma di edificazione della nuova sede “europea” del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler e Paolo Grassi la struttura ormai fatiscente del glorioso teatro Fossati, nato come diurno nel 1859, su progetto dell’architetto Fermo Zuccari, in una zona popolare  fra l’allora corso di Porta Comasina e il Tivoli, malfamato luna park spontaneo attestato in un terreno a sud-est dell’Arena. Pensato per spettacoli pomeridiani, il Fossati aveva in origine un impianto vagamente elisabettiano, scoperto, con sala a ferro di cavallo e tre ordini di logge per una capienza complessiva di circa 1000-1200 spettatori, e presentava l’anomalia di due facciate contrapposte, di diverso rango ed estensione, entrambe decorate in terracotta dallo scultore Andrea Boni nelle forme eloquenti dell’architettura patriotica milanese.

 

Utilizzato sporadicamente per spettacoli di varietà e proiezioni cinematografiche a partire dal 1925, esso gravava ormai in condizioni di degrado e sostanziale disuso. Il progetto di Zanuso si precisa nell’articolazione fisica e funzionale di un complesso di attrezzature complementari sdoppiato in un teatro “Studio” da 500 posti per la produzione di spettacoli sperimentali e scuola di drammaturgia, da ricavarsi appunto tramite la ristrutturazione del Fossati, e in un teatro principale da 1200 posti da costruire ex novo sull’area prospiciente del demolito istituto tecnico Schiapparelli. Radicalmente trasformato, il Fossati riapre dunque come Teatro Studio nel 1987 di fronte al cantiere del nuovo Piccolo che sarà completato soltanto alla fine del 1997. L’intervento restaura i fronti originali anche dell’edificio attiguo, nel quale sono allocati gli uffici e gli spazi comunicanti della Scuola Europea di Teatro, e dentro l’involucro svuotato del vecchio Fossati recupera il tracciato ellittico della sala preesistente sostituendola con un nuovo invaso definito da una parete portante in muratura di mattoni pieni, alla quale si aggrappano quattro ordini di ballatoi in lastre prefabbricate di cemento armato sostenute da mensole e protette da parapetti in ferro. Il palcoscenico rettangolare si fonde senza soluzione di continuità con la sala e anche la copertura in capriate di larice posate direttamente sulle murature d’ambito perimetrali sottolinea l’unità ideale dello spazio interno.

 

Coerente rispetto alla propria natura di teatro sperimentale, il nuovo Fossati interpreta un’idea archetipica di «spazio totale, in cui non si dà oltre un certo limite distinzione tra luogo della rappresentazione e luogo della ricezione […] Ciò non attraverso una radicale trasformazione dello spazio interno, che resta sostanzialmente lo stesso, ma attraverso la possibilità nuova che viene offerta di usufruire degli stessi elementi spaziali sia da parte degli attori che del pubblico. In tal modo, sia la platea può essere usata dagli attori, sia il palcoscenico dal pubblico, sia i ballatoi da entrambi».

 

Marco Biagi

Il fronte su via Rivoli nel 1859
Pianta del teatro  prima dei lavori di demolizione e ricostruzione
Sezione, prospetto e pianta del nuovo Teatro Fossati



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