Per capire il lungo impegno di Melchiorre Bega per le costruzioni verticali basta porsi di fronte ad una parete di cristallo pulita e senza ostacoli a cento metri da suolo come il grattacielo Galfa e “andare verso il cielo”. Il grande architetto Neutra rimase estasiato di fronte a “tanta pulizia architettonica” e Leonardo Benevolo rileva come Bega, inserendosi correttamente nella ricerca europea e mondiale del curtain wall, abbia realizzato questa opera offrendo al posto di un simbolo culturista, un’altra dimostrazione concreta e comprensibile per tutti.

Collocato all’interno del nascente Centro Direzionale, all’angolo fra via Galvani e via Fara, il grattacielo Galfa era sede degli uffici della società petrolifera Sarom. L’elemento che più caratterizza l’edificio è la purezza del volume che si eleva quasi trasparente dal contesto urbano: il grattacielo infatti potrebbe definirsi “una torre di cristallo”. L’intelaiatura strutturale della torre, realizzata in cemento armato, è composta non da pilastri ma da “quinte” cioè da sei grandi piloni-quinta, diversamente orientati, sui quali l’edificio insiste. Le pareti d’ambito della Torre sono formate da serramenti continui in duralluminio anodizzato, con pannelli in cristallo.

Ponti presentando su Domus la Torre Galfa scriveva: “… per la particolarità della sua struttura, per la perfezione del suo finimento, per la vigilante presenza di un architetto espertissimo… la Torre mostra in ogni elemento un raggiungimento particolare di venustà architettonica. Quest’opera si compone in una proporzione perfetta di volumi, in una semplicità di linee la cui ascendenza strutturale è espressa con sapienza e verità, con classicità”.

CLAUDIO CAMPONOGARA




Edifici per uffici

Milano, Garibaldi - Repubblica