Un itinerario urbano tra identità e radici milanesi

Luigi Caccia Dominioni è sicuramente tra i più autorevoli interpreti di quella tradizione milanese e lombarda dell’architettura riconducibile ad una disciplinata adesione alla realtà in cui ogni soluzione architettonica, pur non rinunciando a ricercate soluzioni formali, è sempre ricondotta ad una stringente logica architettonica, sapiente risultato di un’attenta quanto paziente sintonia con il luogo del progetto, le tecniche ed i materiali dell’opera. Attraverso un coerente percorso professionale il suo contributo sembra stabilire un punto di contatto tra il rigore del “modello razionalista” e le libertà espressive della “proposta organica”, senza mai tralasciare un’osservazione costante nei riguardi delle “preesistenze ambientali”. Il breve itinerario milanese intende quindi toccare alcuni capisaldi della sua opera con l’obiettivo di far affiorare le peculiarità di un instancabile ricerca progettuale mai legata ad una teoria scritta o insegnata, bensì affidata alla cristallizzazione degli oggetti costruiti in cui l’essenza di un mestiere traspare nel “senso della misura” e in una “rispettosa esecuzione” delineando la propria originale calligrafia compositiva. Nel percorso di studio e professionale di Caccia Dominioni, come ci ricorda M.A. Crippa, “sono chiaramente leggibili tracce consistenti di figure che la storiografia del contemporaneo individua come razionaliste, organiche, storiciste, non però in un’eclettica miscela di componenti. Le stagioni culturali che, per contingenza storica, l’architetto attraversa, lo segnano con il contributo di accenti diversi, che egli riesce a far serenamente coesistere, modulandoli in un rapporto di reciprocità che non esclude a priori le differenze”.

Edificio per abitazioni in via Santa Maria alla Porta (1958-1960)
Edificio per abitazioni, uffici e negozi in corso Monforte (1963-1966)
Collegamento tra la chiesa di san Fedele e la Chase Manhattan Bank (1968-1970)

Questa sintetica ma incisiva chiave di lettura dell’opera di LCD è molto utile per osservare, nel tentativo di intraprendere un percorso di comprensione, le sue tante e differenti opere nell’intenzione mai riposta di volerle integrare alla specificità di un luogo, o di un paesaggio. Il rapporto architettura e città definisce lo sfondo entro il quale si muove il nostro itinerario e le opere che lo compongono affinchè si possa chiarire il percorso di costruzione del progetto d’architettura da parte dell’autore. Le opere di Caccia Dominioni, disseminate nella città, spesso costruite quando l’abitato circostante non aveva ancora assunto l’assetto attuale, altre volte sorte in ambiti urbani consolidati, si configurano quali cristallizzazioni di un approccio progettuale in cui l’opera, nel prendersi cura degli spazi urbani irrisolti o ancora in attesa di una configurazione definitiva, tenta di manifestare relazioni e preservarle, di rapportarsi al tessuto delle pre-esistenze, ristabilendo una continuità con il racconto della città. La chiave di questa efficace sintonia tra architetture e città risiede in primo luogo nella vocazione urbanistica dell’approccio metodologico alla progettazione di Caccia, convinto assertore del ruolo della pianta quale matrice generativa dell’intero progetto, strumento per operare un efficace controllo della configurazione degli ambienti ed una funzionale definizione dei percorsi, ma sopratutto trascrizione di un’idea di spazio dinamico indissolubilmente legato al movimento dell’uomo; in secondo luogo in un coerente ambientamento perseguito attraverso una “elegante” (1) manipolazione degli elementi iconografici più caratteristici dell’ambiente urbano circostante, nelle opere ripresi e reinterpretati, o ancora mediante una sintonia materico-cromatica delle sue architetture con il contesto (2). Ripercorrendo alcune delle opere più significative realizzate da Caccia, si rintracciano i capisaldi di una ricerca tesa alla conformazione di una soluzione progettuale capace di interpretare le tracce della città, il carattere urbano dei luoghi per disporre un progetto di spazio in cui l’uomo e le sue necessità siano assunte come prioritarie.

 

Alberto Gavazzi
Marco Ghilotti

Edificio per uffici e negozi in corso Europa 10-12 (1953-1959)
Edificio per abitazioni in via Ippolito Nievo 28/a (1956-1957)
Edificio per abitazioni in piazza Carbonari (1960-1961)

 

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(1) ”Rogers associa l’eleganza alla perfezione degli oggetti di design, a una rinnovata techne in cui il processo tecnico risulta indissociabile dal processo artistico. In questo senso, l’idea di eleganza è una categoria di giudizio che fa referenza all’adeguarsi della forma rispetto alle esigenze del tema, senza stridore e senza complicazioni inutili”. In Eugenia Lopez Reus, “Ernesto Nathan Rogers, continuità e contemporaneità”, Marinotti Edizioni, Milano, 2009, p. 198.

 

(2) “Ho pensato che sarebbe stata una buona regola per tutte le città dare un’immagine che fosse più vicina al suolo. Se dal suolo nascessero le architetture, nascerebbero con i materiali locali e quindi tono su tono, pietra su pietra, materia su materia”. In Fulvio Irace, “Caccia visto da Caccia. Colloquio sottovoce tra il critico e l’architetto” in Fulvio Irace e Paola Marini (a cura di), “Lugi Caccia Dominioni. Case e cose da abitare. Stile di caccia”, Marsilio, Venezia, 2002, p. 220.

Edificio per abitazioni e uffici in corso Italia (1957-1961)
Edificio per abitazioni in via Cavalieri del Santo Sepolcro (1962-1964)
Sistemazione di piazza San Babila (1996-1997)



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Alberto Gavazzi
Marco Ghilotti
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Luigi Caccia Dominioni è tra i più autorevoli interpreti di quella tradizione milanese e lombarda dell’architettura riconducibile ad una disciplinata adesione alla realtà, in cui ogni soluzione architettonica, pur non rinunciando a ricercate soluzioni formali, è sempre ricondotta ad una logica stringente, risultato di un’attenta quanto paziente sintonia con il luogo, le tecniche ed i materiali. Attraverso un coerente percorso professionale il suo contributo sembra stabilire un punto di contatto tra il rigore del “modello razionalista” e le libertà espressive della “proposta organica” senza mai tralasciare l’osservazione costante nei riguardi delle “preesistenze ambientali”. Il breve itinerario milanese intende quindi toccare alcuni capisaldi della sua opera con l’obiettivo di far affiorare le peculiarità di un’instancabile ricerca progettuale, mai legata ad una teoria scritta o insegnata bensì affidata alla cristallizzazione degli oggetti costruiti, in cui l’essenza di un mestiere traspare nel “senso della misura” e nella “rispettosa esecuzione”, delineando la propria originale calligrafia compositiva.