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Milano che cambia

Milano verso il PGT
21/12/2009

Dopo poco meno di un mese dalla presentazione della proposta di PGT da parte del Sindaco e Assessore alle ‘parti sociali’,  per iniziativa di Assimpredil, presso la sede di via S.Maurilio, occasione di dibattito nel merito con i capigruppo del Consiglio Comunale chiamati ora al voto.

Marco Dettori, componente della giunta Assimpredil come coordinatore del settore territorio, oltre che consigliere OSMI della Borsa Immobiliare,  dopo le presentazioni e ringraziamenti di rito a nome dell’Associazione ospitante passa la parola all’arch. Giovanni Oggioni, già Direttore del settore pianificazione urbanistica generale del Comune, che procede a delineare il Piano nei suoi tratti principali.
Il documento, chiarisce subito, non va letto come un piano tradizionale, essendo suddiviso in 3 atti (Documento di Piano, Piano dei Servizi, Piano delle Regole n.d.r.) distinti ma in stretta relazione e di continuo rimando tra loro.
In questo Piano, sottolinea, I temi territoriali sono trattati essenzialmente come analisi e sviluppo degli spazi pubblici e non come tradizionalmente disciplina di quelli privati,  per cui 74 milioni di mq, pari a quasi 1/3 della superficie comunale, sono soggetti a trasformazione.
La ‘liquidità’ delle funzioni urbane, siano nuovi interventi o trasformazione dell’esistente, disciplinate all’interno delle ‘grandi aree di trasformazione’, sono azioni coordinate dal piano in termini qualitativi e di logica di intervento, non quantitativi.
Come suggerisce la legge regionale 12 (che disciplina la definizione dei PGT n.d.r.), strumento ineluttabile per ottenere questa liquidità che mette al centro il progetto e non più la norma,è la perequazione, intesa come meccanismo dotato di regole –di mercato- chiare.
Non si tratta dunque di una formula di urbanistica contrattata, ma di regole chiare, dinamiche come può esserlo il mercato, che consentono l’aumento delle dotazioni di servizio localizzate attraverso l’aumento dell’edificabilità, a sua volta promossa attraverso il trasferimento di volumetria in aree di maggior densità, che ha come obiettivo un auspicato fenomeno di ricompattamento.
Che significa, spiega, ristrutturazione libera, fatti savi naturalmente i vincoli per i beni ambientali e artistici, in cui il sistema paesaggistico, vigilato attraverso la commissione di recente nomina, che aiuterà a conservare coerenza al disegno progettato dal PGT.

5 gli obiettivi fondamentali così riassunti:
- regole secondo un meccanismo di equità
- Aumento del riuso del suolo urbano, con servizi (vedi parcheggi)
- e Aumento del verde
- Aumento della mobilità funzionale all’aumento di densità della città
- con conseguente riduzione dell’inquinamento, appunto attraverso la riforma della mobilità e la sostituzione del patrimonio edilizio

Interviene quindi l’arch. Ezio Micelli, docente di Estimo e valutazione economica dei progetti allo IUAV, che approfondisce  il tema del meccanismo di liquidità e fluidità proprio della Perequazione.
Sottolinea quanto questo Piano sia innovativo, non tanto nell’uso della perequazione, già adottata altrove, quanto per la coerenza del quadro concettuale con quello della strumentazione, atta a superare la ‘logica dei vincoli’ attraverso  un ‘sistema delle opportunità’.
Il piano diventa equo poiché non definisce più discriminazione dell’assetto proprietario, non ponendo vincoli funzionali o di standard.
Secondo una ricerca OXE i servizi ambientali, casa e mobilità sono il collo di bottiglia dello sviluppo urbano. A questo si intendere rispondere con un nuovo sistema di opportunità attraverso  nuovi strumenti, di seguito sviluppati:

1- La perequazione permette di risolvere problemi di natura fondiaria con semplicità, distinguendo ambiti di trasformazione sul territorio corrispondenti a strumenti attuativi fortemente semplificati, a loro volta caratterizzati da diverse densità –aree di trasformazione, aree di cintura con sviluppo ambientale etc.

2-  La perequazione sarà gestita per ambiti, ovvero non sarà generalizzata, ed ha come obiettivo una previsione di 10,5 milioni di mq di nuovo slp. 
Non bisogna però immaginare una città allo sbando, in cui si potrà ad esempio  sopralzare ovunque con libertà di collocazione. 
Il piano della cosiddetta ‘rottamazione’ dell’esistente permetterà di aumentare sia servizi che  suolo a verde.

3- La perequazione è integrata a premialità, in cui la negoziazione si svolgerà su regole già scritte e non basate su posizioni di forza: saranno relative ad esempio alla edilizia residenziale sociale, alla densificazione entro le aree del piano servizi, la trasformazione dell’edilizia esistente, etc.

4- La perequazione verrà sviluppata con soggetti che si faranno carico di criticità, con l’obbiettivo di facilitare il meccanismo attuativo. Questo avverrà grazie alla Borsa Immobiliare, che comunque non si sostituisce alle transazioni private, e sarà accompagnata da un grande lavoro di notariato, per rendere pubblico il valore delle aree.

5- La borsa non costituisce uno strumento speculativo, ma punta, attraverso il ritorno della popolazione al centro della metropoli, alla densificazione e concentrazione, alla negazione del consumo di suolo, senza per questo alcun effetto di inflazione.

6- Il Piano infine come opportunità per il mondo imprenditoriale: attraverso la trasparenza delle regole del gioco, contro l’opacità del presente.

Terminato il giro dei relatori, prima della tavola rotonda, l'ing. Claudio De Albertis, presidente Assimpredil e moderatore della giornata,  pone 2 domande ad Oggioni.
Primo: il Piano, si fonda sulla forte mobilità pubblica, in base alla quale si teorizza che non ci sarà abitante più distante di 600 metri da un mezzo: ma ci sono valutazioni rispetto a tempi e costi di realizzazione? È indicata una cifra, sicuramente non sufficiente, ma a quali risorse si intende attingere?
Secondo: I piani generali sono sempre caduti sulla loro gestione: la macchina dell’organizzazione amministrativa è pronta ad affrontare questo nuovo processo?

Giovanni Oggioni, pur definendole domande politiche –quindi non di sua competenza- inizia dalla seconda: nell’apparato della amministrazione pubblica necessiteranno sicuramente forze nuove e qualificate. Sono richieste già fatte all’Amministrazione, cui si auspica una risposta positiva.
Per quanto riguarda la mobilità, riconosce quanto il PGT abbia come punto di forza la relazione tra i diversi elementi della programmazione –ricordando come il Piano del ’90 non conteneva nemmeno le fermate MM…-
sottolinea anche che, se i numeri dei piani attuativi fanno sorridere, figurarsi quelli di un piano generale. Ma si deve pur sempre cominciare da qualcosa e andare avanti…

Ezio Micelli concorda sulla necessità di riorganizzare una struttura amministrativa  che si è costruita sulla rete dei vincoli propri del PRG, ma propone di considerare questa occasione del PGT una opportunità di ammodernamento.
Perché il PGT non è solo un fatto territoriale, bensì una sfida per rimanere al passo con le città contemporanee.

Si procede quindi con la tavola rotonda, cui partecipano i capogruppo delle rappresentanze del Consiglio Comunale.

Inizia il giro degli interventi Pier Francesco Majorino, capogruppo PD, sottolineando come la rottura con il PRG del ’80 , così come i principi di fondo fin qui enunciati, metta tutti d’accordo, ragione per cui non si intende, in linea di principio compiere ostruzionismo tramite copiosa richiesta di emendamenti.
Bisogna però guardare gli strumenti, e concorda con De Albertis riguardo l’esiguità delle somme indicate per la mobilità: 9 miliardi sono pochi davvero per 10 linee metropolitane.
A suo avviso non si può delegare il privato in termini di flessibilità su aspetti eminentemente pubblici come i servizi, ed è necessario quindi porre dei paletti: è il pubblico che deve agire, pur in connubio col privato.
La perequazione ha molti aspetti ancora non chiariti: i prezzi chi li fa ? quale mercato? E chi gestisce la borsa?
E ancora, sulla mobilità, al di la del costo: cosa sarà di investimenti strategici del passato come il Passante ferroviario?
E il tunnel di attraversamento della città con 9 uscite urbane? Non fa che alimentare il traffico privato, contraddittorio quindi con la filosofia fin qui enunciata dai relatori.
Infine un cenno alla città metropolitana, imprescindibile in un Piano che invece si ferma proprio ai confini urbani.

Franco De Angelis, capogruppo del gruppo misto (con vocazione ai trasporti) invita a considerare il PGT una proposta e non una sfida. Ora è il momento delle scelte, con il suo necessario dibattito.
Nel merito non pensa che il comune diventerà latifondista, con il parco Sud.
Vede qualche difficoltà nella gestione del processo, e soprattutto, pur non volendo essere in polemica con l’assessore Masseroli, il sistema della mobilità così come espresso non è ne giusto ne vero: è necessario accompagnare il PGT con un disegno della mobilità che contenga le risposte a quanto indicato dal PGT, sono strumenti che devono procedere assieme.

Enrico Fedrighini, presidente del gruppo consiliare dei Verdi, dichiara di non vedere alcun feticcio nel vecchio PRG, e sollecitato da De Albertis sul Parco Sud, riconosce che lo scenario espresso dal PGT vedrebbe il Comune di Milano come il più grande operatore nel primario d’Italia.
Se il Parco Sud copre 40 milioni mq, di cui 34 legati ai piani di cintura urbana, 5 di estensivo agricolo, e 1,5 di filtro tra città e campagna, si chiede: perché non ampliare i 5 di agricolo? È d’accordo a sviluppare la perequazione nelle aree di frangia, notoriamente di degrado, come propone De Albertis, ma appare impensabile che i restanti 34 siano a carico dell’amministrazione.
Propone quindi di creare un fondo per blindare gli oneri per gli interventi sulla mobilità, ricordando che un tempo c’era il contributo di miglioria, per chi aveva terreni limitrofi ad aree su cui interveniva nuova infrastruttura.

Camillo Pennisi, che presiede la Commissione Urbanistica e fa parte del gruppo consiliare del Popolo della Libertà, ricordando i tempi tecnici per l’approvazione del Piano –dibattito consiliare a gennaio, 4 mesi di osservazioni, 4 di controdeduzioni, infine il voto finale- sottolinea quanto lavoro e quindi dibattito ci aspetta.
Pone quindi l’attenzione su due grandi comparti, a suo avviso piuttosto complessi, quale i capitoli sulla Morfologia Urbana e gli ambiti di rinnovamento urbano, e soprattutto invita a specificare meglio il funzionamento della Borsa.

Milli Moratti, presidente del gruppo consiliare della lista civica ‘Per Milano’, considera questo Piano un dettagliato strumento di lavoro per gli uffici, con tutte le sue casistiche, ma cui manca progettualità da comunicare.
Il Piano non deve essere finanziario, non può essere regolato dal mercato, e lo scambio di volumetrie è uno strumento finanziario. Ci vuole un meccanismo di controllo, soprattutto per i servizi che sono un diritto della città in ogni sua parte.

Salvatore Pasquale detto Pasquale, presidente del gruppo consiliare UDC, vicepresidente della Commissione Urbanistica, sottolinea la necessità di garantire la certezza del diritto, di approfondire la regolamentazione della Borsa, auspicando maggior diffusione dei principi del Piano.

Giulio Gallera, presidente del gruppo consiliare del Popolo della Libertà, indica come attraverso questo PGT  l’Amministrazione stimoli il privato a individuare i servizi migliori, senza prescrizioni, in senso liberista, che il suo gruppo sposa.

Ancora Claudio De albertis, prima di dare la parola all'intervento finale dell’Assessore, vuole sottolineare 4 punti tecnici.

1- vi sarà molta varietà di Osservazioni al Piano, poichè la gente non ha ancora capito il cambiamento proposto.

2- In questo Piano i contenuti economici vanno di pari passo a quelli progettuali. All’operatore piace conoscere i dati secchi, quanto posso fare quanto mi costa, per cui questa nuova proposta politica è un salto di qualità, cui la macchina amministrativa deve corrispondere, pur anche pagata dal privato, ma con tempi certi.

3- È necessario un registro delle trasformazioni, poiché gli spostamenti parziali di cubatura tra le aree ingenererà difficoltà che devono essere gestite dalla mano pubblica e con totale trasparenza

4- Suggerisce di allargare la premialità volumetrica anche alle bonifiche, e per l’edilizia sociale di non vincolarla come previsto in modo massiccio alla locazione

Allerta in merito alle norme morfologiche: complesse e delicate, poste al vaglio della commissione ambientale, bene, ma non può essere posta al pari decisionalità dei Consigli di Zona.
Infine chiede che i piani particolareggiati non debbano passare di nuovo al vaglio del consiglio comunale.

Interviene quindi per le conclusioni l’assessore Carlo Masseroli, che prende spunto dalla filosofia che innerva la sua proposta.
Il PGT è una riforma, una scelta di campo sulla visione della realtà, non affrontata quindi in termini ideologici.
Il sistema dei PRG come inteso come limitazione all'azione del privato ha fallito, e lui, che appartiene ad un area culturale che fonda sulla positività il rapporto tra le persone, nella prospettiva del bene, pensa che si debba sostenere l’iniziativa del privato, guidata dal mercato.
Il Piano è frutto di scelte pragmatiche: non si consuma suolo, la città deve essere compatta, viepiù dove sussistono infrastrutture.
Il mercato segue l’interesse che cambia, e la semplificazione fluidifica tale dinamica. Anche la morfologia, espressa attraverso la commissione ambientale, è intesa come azione che riguarda la qualità degli interventi e il loro rapporto col pubblico: oggi vi sarà un incontro in commissione urbanistica col presidente di tale commissione di recente insediatasi, arch.prof. Pierluigi Nicolin, volta a condividere strumenti e obiettivi.

Insomma, non un piano disegnato, ma piuttosto un metodo.
A riguardo, in consiglio annuncia che vi sarà lo spazio della discussione ma, ricorda citando il sindaco Bloomberg: attendere è la ricetta per il fallimento.

Francesco de Agostini

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