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Milano

Le facciate di Quarto Cagnino
30/11/2010

Il Quartiere Quarto Cagnino, che si trova tra le via Cannizzaro, via Marx, via Pio II, é l'ultimo grande programma Gescal (Gestione case per lavoratori), che sostituendo il programma INA-Casa nella pianificazione dei quartieri di edilizia economica popolare a partire dal 1963, opera un sensibile cambio di obiettivi nella costruzione della città e nella soluzione della questione abitativa.
Sono gli anni della “città-regione” e della fascinazione per la “grande dimensione”, in cui l'ideologia del quartiere satellite razionalista viene sposata grazie alle nuove condizioni dettate dal Piano, che spingono la costruzione dei nuovi quartieri al di fuori dei limiti della periferia storica, aprendo le porte a quella espansione “a macchia d'olio” che porterà alla progressiva dissoluzione dei confini tra città e campagna.
Parallelamente, anche la dimensione dei blocchi edilizi viene portata sino al limite della grande unità abitativa sul modello dell’unitè lecorbouseriana.

Da questo punto di vista Quarto Cagnino rappresenta un caso emblematico: il quartiere sorge in un'area marginale del settore Ovest della città, caratterizzata dalla disomogeneità del tessuto edilizio, delimitata a nord dall'asse di via Novara e a sud dall'Ospedale San Carlo.
La soluzione planimetrica cerca di ricreare “l'effetto urbano” attraverso la grande dimensione dei corpi di fabbrica, articolati lungo un edificio lineare che corre parallelo a via Carlo Marx per ben 360 metri e sul quale vengono innestati perpendicolarmente dei corpi più corti, secondo uno schema ad albero.
Altri edifici dal medesimo principio compositivo completano i lotti disponibili.
I corpi di fabbrica si prolungano in questo modo nel territorio agricolo, fin a scavalcare a ponte la viabilità secondaria.
L'ampia capacità insediativa dell'intervento, che vede la realizzazione di 1.100 alloggi destinati a circa 5.000 abitanti, e l'ostentata reiterazione del partito compositivo privo di variazioni figurative, genera un'immagine urbana estremamente caratterizzata, lasciando alle grandi corti aperte, generate dall'intersezione dei blocchi in linea, e agli elementi circolari destinati ai servizi di quartiere, il compito di riscattare l'insieme dalla monotonia.

Avviato nel 1967, l’intervento si conclude nel 1973, e vede al lavoro un folto gruppo di progettisti:
Vincenzo Montaldo (coord.);
Urbanistica: M. Baffa, P.F. Bagatti Valsecchi, L. Ghidini, V. Montaldo;
Edilizia: M. Baffa, P. F. Bagatti Valsecchi, L. Forges Davanzati, L. Ghidini, A. Grandi, L. Lazzari, G. Monti, A. Monzeglio, G. Mozzoni, P. Ranzani, U. Rivolta, G. Rossi, A. Sacconi, M. Silvani, A. Sorteni, A. Tutino, V. Vercelloni

A differenza del vicino quartiere INA-Harar/Dessiè, realizzato negli anni '50 e progettato da un gruppo di ‘padri’ del moderno, quali Giò Ponti, Piero Bottoni, Figini & Pollini ed altri, in cui l'alternarsi delle tipologie abitative favorisce la varietà dei paesaggi urbani, Quarto Cagnino propone una singola tipologia abitativa di grande effetto urbano.

Di fronte alla radicalità del progetto, occorre osservare che la situazione sociale è, a distanza di cinquant'anni dalla realizzazione, incoraggiante, a dispetto di altre opere della medesima fase storica oggi rivelatesi ampiamente problematiche.


Il 20 Ottobre 2010 l'Ordine degli Architetti della Provincia di Milano riceve una segnalazione della Signora Agata Bertuccio, abitante nel quartiere, che deplora - anche a nome di alcuni condomini - la natura degli interventi in atto sulle facciate degli edifici.
A seguito di tale segnalazione, alcuni dei progettisti del quartiere decidono di scrivere una lettera aperta a denuncia della situazione.

È intenzione dell’Ordine organizzare una serata di Architettura dedicata alla "Conservazione del moderno" con particolare riguardo alla salvaguardia di edifici di riconosciuta rilevanza nei confronti di inopportuni e squalificati interventi di adeguamento / manutenzione


Francesco de Agostini
Alessandro Sartori

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Bibliografia:

C. Stroppa (a cura di), Quartieri urbani e crisi della città: Quarto Cagnino Anno Zero, Franco Angeli, Milano 1975

M. Baffa, V. Montaldo, S. Tutino, Quartiere Gescal di Quarto Cagnino in L'architettura: cronache e storia, n.248 giugno 1976 

A. Cortesi, Lo sviluppo della città di Milano e le proposte i trasformazione del suo territorio in Il paese di Lombardia, Garzanti, Milano 1978

M. Grandi, A. Pracchi, Milano: guida all’architettura moderna, Zanichelli, Bologna 1980

G. Muratore, A. Capuano, F. Garofalo, E. Pellegrini, Italia: gli ultimi trent’anni, Zanichelli, Bologna 1988.

G. Gramigna, S. Mazza, Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca, Hoepli, Milano 2001

R. Pugliese, La casa popolare in Lombardia 1903-2003, Edizioni Unicopli, Milano 2005

M. Boriani, C. Morandi, A. Rossari, Milano contemporanea: itinerari di architettura ed urbanistica, Clup, Milano 2006

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Vista di uno dei blocchi lineari (foto di Alessandro Sartori) La testata di uno dei corpi edilizi (foto di Alessandro Sartori) Il blocco edilizio rivolto verso il parco prospiciente il complesso ospedaliero San Carlo (foto di Alessandro Sartori) I blocchi edilizi edilizi che attraversano le strade: a sinistra il rifacimento degli intonaci e il mutamento cromatico (foto di Alessandro Sartori) Il partito compositivo e il sistema di intonacatura col motivo rigato (foto di Alessandro Sartori) Il raccordo tra due corpi edilizi attraverso il sistema delle passerelle (foto di Alessandro Sartori) Gli edifici dopo il trattamento di sostituzione degli intonaci. Il mutamento cromatico con le fascie grigie in corrispondenza delle logge e i nuovi fronti color giallo (foto di Alessandro Sartori) Uno dei corpi tondi di servizio. Sullo sfondo, gli edifici ristrutturati (foto di Alessandro Sartori)