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Milano che cambia

PII Porta Volta: il dibattito continua
06/02/2012

Mario Botta, Gae Aulenti, Italo Rota, Emilio Battisti, Denis Curti, Fulvio Irace, Salvatore Settis. Sono solo alcune delle cento firme illustri, non solo milanesi, che hanno sottoscritto l'appello proposto dal comitato ex Enel  a modifica del progetto PII Porta Volta.
Marco Belpoliti, saggista e tra i fondatori del noto sito di cultura doppiozero; Marco Biraghi, professore associato di storia dell'architettura contemporanea del Politecnico di Milano e animatore del collettivo GIZMO; Gianni Biondillo, noto scrittore e tra gli animatori del sito Nazione Indiana, hanno presentato in conferenza stampa martedì 7 febbraio l'appello dei 100, che ha trovato ascolto anche dal basso con oltre 500 adesioni sulla pagina Facebook del sito .

La richiesta al Comune, che ha preso la forma di una nuova lettera al sindaco Pisapia, è di riconsiderare il progetto di riqualificazione e risanamento nell'area di fronte al cimitero Monumentale, che prevede, tra l'altro, l'abbattimento dell'edificio storico degli anni Trenta ex Enel, la costruzione di un albergo di nove piani, un intervento di residenza libera e convenzionata delle cooperative acli, oltre che il recupero di alcune strutture storiche in cui dovrebbe trovare alloggio la nuova sede dell'ADI.

Durante la Conferenza Stampa, svoltasi alla Fabbrica del Vapore -uno degli ultimi spazi di cultura giovanile promossi dal Comune tra il 2002 e il 2007- è stato segnalato che nei giorni scorsi un gruppo di residenti ha presentato ricorso al Tar riguardo la procedura con cui il PII è stato approvato.

Paolo Mazzoleni, consigliere del nostro Ordine e membro della Commissione del Paesaggio, da noi interpellato per un chiarimento, ci precisa che il PII non é mai stato oggetto di una valutazione della Commissione e che probabilmente verranno esaminati, nel prossimo futuro, i singoli titoli edilizi delle varie parti del Piano.


A riguardo, sono intervenuti all'incontro anche i promotori dell'intervento di edilizia residenziale convenzionata della Cooperativa Solidarnosc-Procaccini.
Il Presidente della Cooperativa oltre che
residente in zona Paolo Colombo,  ha tenuto a spiegare come la cooperativa abbia impegnato economicamente i soci, avendo acquistato l’area solo dopo l’approvazione del piano da parte del Comune e che i molti soci che abitano in zona da tempo aspettano la casa.
I responsabili del Consorzio Cooperative Lavoratori promosso dalle ACLI e dalla CISL, a cui la cooperativa aderisce, hanno inoltre spiegato che il progetto si trova ancora in una fase di proposta planivolumetrica e non di progettazione architettonica avanzata, lasciando intendere che il progetto potrebbe modificarsi.

Ci auguriamo a questo punto che il dialogo richiesto dall'appello, allargato alla Amministrazione e al suo Sindaco, oltre che agli operatori e la cittadinanza, possa diventare un esempio per ampliare il dibattito a situazioni altrettanto critiche della nostra città e che non si riduca ad un triste problema di conflitto tra 'condomini'. (Ndr)
di seguito l'appello sottoscritto dai 100:

 
Gentile Sindaco Pisapia,
ci rivolgiamo a lei per chiederle di modificare il progetto dell’area Ex Enel nella zona prospiciente il Cimitero Monumentale della nostra città approvato dalla sua giunta e dal Consiglio comunale. Si tratta di un progetto architettonico di scarsa, o nulla, qualità architettonica in una zona così importante del centro di Milano.
Il recupero di quest’area, abbandonata e da bonificare, è essenziale, ma non a costo di sacrificare la qualità a vantaggio della quantità.
Il comitato Area Ex Enel vuole porre al sindaco e all’impresa Porta Volta SPA alcune questioni che non vogliono per sua natura essere antitetiche, polemiche o pregiudiziali, ma che si pongono come proposta costruttiva ragionevole e migliorativa del progetto:

1. Chiediamo di rivedere le altezze dei volumi edilizi, cercandone di più consone al tessuto preesistente, compensando eventualmente questa riduzione, se necessario, con un aumento della superficie.

2. Attuare un progetto di conservazione e riuso architettonico dell’edificio storico prospiciente la fabbrica del Vapore, memoria storica della Milano operaia del ’900.

3. Trasferire la proprietà degli oneri urbanistici (piazze, parcheggio e edificio dell’Adi) in mano pubblica, come tra l’altro è obbligo per legge in caso di scomputo degli oneri. Evitando l’ambigua definizione di “uso pubblico” lì dove è proprietà privata.

4. Nel caso non fosse possibile per legge e tempistiche indire un concorso,
nominare un architetto di riconosciuta e acclarata professionalità. Usare comunque lo strumento del concorso di idee per gli spazi pubblici, alimentando un circolo virtuoso che stimoli i talenti di una città che vuole candidarsi a capitale Europea. La qualità architettonica e progettuale è una condizione irrinunciabile per il futuro di una città e di un territorio.

Nella sua giunta comunale vediamo l’opportunità che Milano possa diventare un laboratorio innovativo, progressivo e inedito in cui combinare sostenibilità finanziaria, trasparenza, consapevolezza delle scelte, equità sociale e qualità diffusa dei manufatti e dei luoghi che abiteremo, in vista dell’approvazione del nuovo Piano Governo del Territorio. Perché oggi la battaglia per la qualità dei luoghi è strategica, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista etico, cioè politico. È una battaglia di progresso e futuro, che salvaguarda da una parte la memoria vera, attiva e non malinconica dei luoghi, e dall’altra chiede progetti innovativi, diversi, che facciano scuola, ambiziosi nel loro desiderio diffuso di qualità sociale e ambientale.

Lei come Sindaco ha la forza, se lo vuole, di ridiscutere tutto questo con i proprietari dell’area prima dell’ultima approvazione.
Proviamo insieme a trovare una soluzione di concordia, costruttiva e positiva per tutte le forze in campo: i cittadini, il comune e l’impresa.

Marco Belpoliti, Marco Biraghi, Gianni Biondillo, Luca Molinari, Roberto Marone, Alberto Saibene


Sulle pagine milanesi del Corriere della sera si è svolto nella prima settimana di gennaio 2012 un interessante dibattito che, partendo da un caso specifico - il progetto di recupero dei fabbricati ex-Enel posti tra via Ceresio, piazzale del Cimitero Monumentale e via Procaccini
-, solleva questioni di interesse generale sulla trasformazione della città.
Si intrecciano negli interventi commenti sull'iter amministrativo e sul rapporto con il costruito, sugli aspetti sociali del paesaggio urbano e sul valore collettivo dello spazio pubblico.

Sembra così configurarsi un modo nuovo di discutere che cerca un dialogo diretto tra cittadini, progettisti e amministratori della città. Un modo di guardare la città che ci pare risvegli l'interesse civile come diritto di appartenenza di tutti i cittadini che, abituati a vedere le trasformazioni urbane come fatti legati a interventi che  li riguardano indirettamente e spesso solo da lontano, pongono finalmente quesiti nel merito di alcune azioni private previste su luoghi nevralgici e storici della città.
Un dibattito che mette in discussione, in termini generali e da un punto di vista politico e culturale, anche lo stesso processo di valutazione, adozione e approvazione dei progetti di trasformazione della città.

Pubblichiamo di seguito gli articoli apparsi sulle pagine del Corriere dal 4 all'8 gennaio per dare visibilità al dibattito e per stimolare gli architetti sui diversi aspetti del problema sollevato, invitandoli a scriverci osservazioni e commenti a: lettere alla redazione.

Pubblichiamo inoltre, a compendio del dibattito, nella sezione Milano che cambia, quanto è disponibile in rete sul progetto del PII Porta Volta, ancora in attesa di approfondimenti da parte del progettista. (n.d.r.)
Di seguito l'appello:

 

Mercoledì 4 Gennaio, 2012
Caro sindaco, fermi quel mostro

di Gianni Biondillo

Gentilissimo sindaco Pisapia,
esattamente di fronte a uno dei nostri monumenti più insigni, il Cimitero monumentale, ai margini di uno dei quartieri dove il palinsesto urbano ha lasciato più e più segni negli ultimi due secoli, un progetto di riedificazione dell'area, dopo un lungo iter burocratico iniziato sotto l'amministrazione che l'ha preceduta, in questi giorni ha avuto da parte di questa giunta comunale il placet alla sua realizzazione. Quel progetto è semplicemente scandaloso.

Il lotto attualmente occupato dall'edificio storico dell'Enel, che ha una qualità storico-architettonica evidente, verrà raso al suolo per essere sostituito da un volume edilizio che ne rioccupa lo stesso sito, ma che, con la sua sorda volumetria, parodizza la memoria storica, annichilendola. Non è semplicemente un brutto edificio, è la sublimazione della mediocrità. L'esaltazione della rendita fondiaria fatta intonaci, balconi, serramenti.

Avere a disposizione un volume come quello dello storico edificio dell'Enel e non concepirlo come l'occasione per una progettazione ardita, che sappia conservare il patrimonio della memoria e al contempo riconvertirlo alle esigenze della modernità è la dimostrazione di una totale mancanza di coraggio da parte dei proprietari dell'area. Ma molto peggio è aver accettato supini, da parte dell'amministrazione comunale, tale operazione, per poter, probabilmente, battere cassa.

Signor sindaco, lasciar intaccare in modo così radicale il centro abitato, lasciare che il mercato ponga le mani sul tessuto urbano con ludibrio, violentando la città, non è politica, è connivenza. Ciò che si sta perpetrando ai danni del nostro territorio è irreversibile, appena verrà innalzata la staccionata del cantiere la ferita non sarà più rimarginabile. Io, da suo elettore, da cittadino, non voglio, non posso essere connivente di questo scempio.

Affianco accade ancora di peggio. Demolito il recinto murario e i corpi di fabbrica compresi che definiscono il lotto fra via Niccolini e via Bramante, il piano immobiliare prevede l'edificazione di un albergo di nove piani, arretrato rispetto al fronte stradale, lasciando una zona di rispetto che dovrebbe essere trasformata in una piazza.

Non ci vuole un urbanista raffinato per capire che questo segno nel tessuto è di una violenza senza pari. I due elementi, l'albergo e la piazza, sono di una totale piattezza creativa. Se proprio devo incidere il corpo urbano che almeno il risarcimento sia proficuo! Vedere innalzarsi di fronte al Cimitero monumentale un volume che ha la stessa grazia di un oscuro ministero della Corea del Nord, la stessa noiosa monumentalità d'accatto è disarmante. Ciò che lascia attoniti è la limitatezza di un'imprenditorialità che all'alba del 2012 agisce sul territorio senza alcuna lungimiranza: possibile che non ci fosse modo di affidare un segno di tali dimensioni nelle mani di un progettista con uno spessore intellettuale e creativo più solido? Possibile non comprendere che anche sulla qualità dell'edificato si gioca la fortuna economica di una operazione di queste dimensioni? Ma su tutto: cosa ci guadagna la città?

Vuole farmi credere, signor sindaco, che quello spiazzo insulso, quel vuoto che non riuscirà mai a diventare piazza condivisa dalla cittadinanza, sia un risarcimento degno? Già mi figuro lo spaccio di stupefacenti in quel nulla urbano, già mi vedo le lastre della pavimentazione divelte, le panchine scardinate. Quella che vedo sulla carta non sarà mai una piazza, ma solo un luogo di desolazione, di abbrutimento. Ne vale la pena?

Certo, c'è anche il recupero dei capannoni di via Bramante, trasformati nella sede espositiva dell'ADI. Ma mi chiedo: può una carezza risarcire uno stupro? Il progettista di tutto ciò ha un nome: Giancarlo Perotta. È l'autore dei due grattacieli di fronte alla stazione Garibaldi, concettualmente già vecchi quando vennero edificati negli anni rampanti della Milano da bere. Talmente inadeguati che non hanno retto il volgere di neppure due decenni, subendo un inevitabile restyling. È l'autore della Stazione Bovisa, dell'Ospedale San Paolo, del complesso residenziale in via Sesia… una pletora infinita di segni raffazzonati, una male orecchiata idea di progettazione urbana, una concezione stereometrica dell'edificato ai limiti dell'autistico. Un'idea di architettura che è una continua emulazione fallita di modelli incompresi e irraggiungibili.

Sia ben chiaro, signor sindaco, ho la fortuna di poter scrivere queste cose scevro da dietrologie. Non sono un abitante del quartiere, non ho mire di alcuna natura su quell'area. Scrivo queste righe non da architetto, né da intellettuale o scrittore. Le scrivo da cittadino. Abbiamo chiesto durante le elezioni amministrative un segno concreto di discontinuità dal passato. Se lei ora è il nostro sindaco lo è perché abbiamo creduto fosse capace di interpretare questa idea profondamente etica di comunità.

La logica degli oneri di urbanizzazione a scomputo, che ha retto il mercato immobiliare di questi ultimi decenni, è stata una iattura. È ora di cambiare filosofia, di cambiare politica. Mettere l'interesse pubblico di fronte a quello privato, innanzitutto. Stimolare le iniziative di riordino fondiario senza subirle passivamente, prevedere, anche su aree private, l'obbligo di un concorso a inviti per lotti di tali dimensioni, rendere partecipi gli abitanti della zona. Fare politica urbana significa ragionare a lunga gittata, essere consapevoli di ciò che si eredita e di ciò che si vuole lasciare in eredità. Vogliamo farci ricordare dai nostri figli come i costruttori di questa città senza nerbo, signor sindaco?

Lo chiedo a lei e non solo. Lo chiedo ai suoi assessori: non trovate che questa sia una battaglia da combattere nel nome della cultura cittadina? Lo chiedo ai docenti del Politecnico: è questa l'idea di architettura che vogliamo insegnare ai nostri studenti? Lo chiedo ai soci dell'ADI: nel nome di una nuova sede espositiva siete pronti ad accettare un tale scempio urbano? Chiuderete gli occhi, colpevoli, quando passerete in quel vuoto urbano che fronteggia l'albergo? Lo chiedo alle imprese che vogliono costruire nel nostro territorio: non avete ancora capito che è solo con la qualità progettuale che diverrete davvero competitivi? Siete coscienti di essere destinati a soccombere se non renderete etico il vostro agire? Lo chiedo al FAI, a Italia nostra, alle associazioni locali: non sarebbe davvero rivoluzionario un popolo che si ribella nel nome della bellezza? Lo chiedo ai politici sia di destra sia di sinistra: siete consapevoli del male che avete fatto e continuate a fare al corpo sfinito di una metropoli che da troppo tempo sogna di rialzarsi, ma che subisce di continuo la zavorra del vostro scarso coraggio?


Giovedì 5 Gennaio, 2012
L'Adi e i «mostri» che sono altrove
di Luisa Bocchietto, Presidente ADI

Caro direttore, i mostri sono altrove. Scrivo a nome dell'Adi, chiamata in causa dall'articolo di Gianni Biondillo, di ieri, dal titolo «Caro sindaco fermi quel mostro».
Sono il presidente dell'Associazione per il disegno industriale e ho vissuto le vicende del piano di recupero dell'area Enel Porta Volta, negli ultimi due anni. L'amministrazione precedente, attraverso il suo assessore Masseroli, ha individuato Adi come ente che svolge attività di utilità pubblica a cui destinare uno degli edifici del complesso, per realizzarvi la propria sede e l'esposizione permanente della Collezione Storica del Compasso d'Oro.

Questo riconoscimento, che arriva all'Adi dopo tanti anni, permetterà alla città di avere un luogo espositivo di grande attrazione che, in aggiunta a quelli già presenti, rafforzerà l'identità culturale della città. La nuova amministrazione, con il suo assessore Lucia De Cesaris, ha riconosciuto, in modo altrettanto convinto, il valore di questo progetto; anche a loro siamo grati. Una volta tanto le diverse visioni politiche concordano sulla qualità dei fatti e valorizzano le scelte strategiche; questo di per sé è un fatto molto bello.

Il progetto si sviluppa su tre isolati; in particolare quello interessato dalla sede Adi vede un sostanziale recupero dei fabbricati, alcuni dei quali di una bellezza davvero emozionante, come quello che ci verrà dedicato; una sorta di cattedrale dell'archeologia industriale, all'interno della quale verranno anche mantenute alcune turbine, oggetti quasi metafisici, che ben si integrano allo spazio, nello spirito di valorizzazione della cultura industriale che ci appassiona.

I soci dell'Adi, perciò, non avranno certo di che vergognarsi, ma piuttosto, finalmente, un luogo dove incontrarsi, aperto anche alle esigenze del quartiere secondo le ultime richieste dell'assessore, ed un luogo ove svolgere attività culturali e espositive a ricaduta positiva sulla città. Gli altri due isolati vedono la creazione ex novo di una piazza e di un albergo (di 7 e non di 9 piani) e di edifici residenziali che sostituiscono quelli attuali, nei limiti del progetto approvato.

Il progetto è arrivato allo stato attuale di definizione dopo ben dieci anni di osservazioni, pubblicazioni, valutazioni ambientali e incontri.
Il progetto dell'albergo in questione non è ancora definitivo, ma, per quello che ho visto, non mi sembra sostituirsi negativamente ad una qualità ambientale idilliaca come viene descritta.

Forse le resistenze sono dettate da un immobilismo che in Italia ha penalizzato l'architettura e gli architetti in modo arrogante ogni qual volta si decideva di fare qualcosa, senza proporre soluzioni, a favore di un abbandono e di un incuria imperdonabili (in Francia c'è una Legge sull'Architettura da noi una Legge sui Lavori Pubblici; la differenza è sostanziale).

Le altre capitali in ogni caso avanzano e noi restiamo fermi per i troppi veti incrociati; questa mentalità regressiva la ritrovo nelle polemiche inutili, a scoppio ritardato, su un progetto complesso che è stato ampiamente valutato e che contiene tante opportunità.
Forse qualche singolo non apprezzerà di perdere qualche privilegio di vista o qualche romantico scorcio decadente, ma non si può rinunciare sempre alla vita.

Venerdì 6 Gennaio, 2012
L'area ex Enel e il sì dei cittadini

Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano

Ringrazio Gianni Biondillo per la sua lettera, che ho letto con attenzione e interesse, sulla riqualificazione dell'area ex Enel e, più in generale, sulla qualità della progettazione urbana.
Per quanto riguarda l'area di via Procaccini non posso non ricordare che il relativo piano di riqualificazione è stato approvato dal consiglio comunale praticamente all'unanimità.

Una condivisione da parte dei consiglieri eletti dai cittadini che certamente non può essere ignorata. Nel corso dell'iter di approvazione non vi è stata alcuna osservazione da parte di cittadini o da parte di associazioni, malgrado l'espressa possibilità prevista dalla legge.
L'intervento riguarda un'area di 31 mila metri quadri (dove ci sono molti edifici degradati o in totale abbandono) e prevede non solo la conservazione di tutto ciò che ha valore storico ma anche la sede, nell'edificio liberty, dell'Associazione per il disegno industriale (Adi) e del Museo del Design, dove sarà esposta la collezione del Compasso d'Oro.
È già anche iniziata un'importante opera di bonifica dell'amianto e sono previste due grandi piazze alberate, spazi verdi e parchi giochi per i bambini.
È ben difficile, quindi, pensare che quel luogo possa diventare «un luogo di desolazione», tanto è vero che una partecipata assemblea di cittadini ne ha dato una valutazione positiva.

Condivisibile è, invece, quello che mi pare il punto centrale della riflessione di Biondillo e cioè la valutazione complessiva della progettazione e degli interventi urbanistici, compresa la necessità di un impegno comune di tutti i soggetti in campo.
Non a caso nella lettera si fa riferimento a molti attori, tra i quali i docenti del Politecnico e le imprese di costruzioni, che possono contribuire a trovare soluzioni, anche innovative, per il domani di Milano. Il tutto, naturalmente, nel rispetto delle norme e delle competenze di ciascuno perché il ruolo di un amministratore pubblico è limitato dalle leggi (basti pensare che in questo momento non è possibile imporre concorsi internazionali su aree private).

Anche per questo la giunta ha preso la decisione, difficile ma coraggiosa (prevista dal programma della coalizione oggi al governo della città) di non pubblicare il Piano di governo del Territorio varato dalla precedente Amministrazione, che era stato approvato senza considerare e valutare le migliaia di osservazioni pervenute da cittadini e associazioni.
E, nel contempo, la giunta ha anche rivalutato tutti gli interventi in corso, dopo aver ascoltato le zone, per migliorare sia la qualità che i servizi.
Tra i numerosi interventi per rendere più bella e vivibile la città, mi limito a ricordare la decisione di abbattere, dopo vent'anni di inerzia, l'ecomostro di Ponte Lambro.
Quanto fatto in questi mesi dimostra che non subiamo, e non abbiamo alcuna intenzione di subire, scelte altrui, ma che ci stiamo impegnando per realizzare una Milano migliore per noi e per i nostri figli.


Sabato 7 Gennaio, 2012
Ex Enel, un progetto che riqualifica l'area

professor architetto Giancarlo Perotta


Caro direttore,
leggo sul Corriere la lettera appello al sindaco, a firma Gianni Biondillo.
Non intendo replicare sul suo autorevole giornale ad affermazioni gravemente lesive della mia professionalità, di cui il signor Biondillo dovrà rispondere in altra sede, ma far presente ai suoi lettori e più in generale ai cittadini interessati la problematica oggetto di discussione. In sintesi:

- l'area ex Enel soggetta al Programma Integrato di Intervento è quella ubicata tra via Ceresio, piazzale del Cimitero Monumentale e via Procaccini, di oltre 30.000 mq, prevede la conservazione degli edifici storici meritevoli, oltre il 45% dell'intero intervento, la realizzazione di residenza convenzionata e in libero mercato, di un albergo ed, inoltre opere e aree per servizi pubblici pari al 100% della superficie costruita; così un'area in forte degrado e abbandonata da tempo verrà restituita alla città con le nuove piazze, la sede Adi - destinata ad ospitare la Collezione storica del Compasso d'Oro -, i parcheggi che consentiranno il reale funzionamento dell'isola ambientale di via Sarpi;

- il Programma Integrato di Intervento il cui iter è iniziato nel 2002, è stato definitivamente approvato dal Consiglio Comunale il 26 settembre 2011, con convenzione firmata il 5 dicembre 2011. Come per tutti i piani attuativi è sempre stato possibile avanzare osservazioni, richieste di modifica, miglioramenti senza che il Biondillo abbia sentito l'esigenza di farlo.

L'articolo contiene inoltre fuorvianti quanto gratuite affermazioni a proposito della demolizione dell'edificio storico dell'Enel; si tratta di un manufatto di qualche interesse ambientale, ma incompatibile per destinazione d'uso e carenze statiche e funzionali con la prevista residenza convenzionata.
La scelta della ricostruzione dell'isolato, con tipologia adeguata alla nuova destinazione, medesima volumetria e altezza (6-7 piani, non 8-9!), rimodulazione della planimetria in relazione al rispetto del vincolo cimiteriale, esercizi commerciali al piede, si contrappone consapevolmente alla «città che sale» della vicina Porta Nuova ed è stata accolta favorevolmente in tutti gli incontri con i cittadini.
Occorrono poi doti divinatorie per giudicare severamente progetti - come anche l'albergo della discordia non ancora presentati per l'ottenimento dei permessi di legge!

Quanto al «disinteresse» di Biondillo sarebbe interessante far conoscere l'identità dei suoi suggeritori, notoriamente abitanti della zona: il Belpoliti, autore di un articolo ingiurioso pubblicato sul Fatto a fine dicembre, abita infatti in via Fioravanti, così come Roberto Marone, responsabile del sito blog www.areaxenel.com.
Quanto alle catastrofiche e cupe previsioni sul futuro aspetto dell'area sono ovviamente prive di ogni minimo riscontro o forse frutto dei suoi deliri professionali. Succede. L'invidia, diceva Moravia, è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più torna a galla.

Domenica 8 Gennaio, 2012
Il caso dell'ex Enel è uno spartiacque

Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Marco Biraghi, Roberto Marone, Luca Molinari

Gentile sindaco Pisapia, deduciamo dalla sua risposta che lei ha compreso benissimo quanto quella dei firmatari di questo appello non sia una azione «contro» questa giunta.
Vuole essere un contributo per alzare la qualità del dibattito. Dal successore di Letizia Moratti ci aspettiamo una idea più dinamica di democrazia partecipativa, non vogliamo un sindaco amministratore di condominio o un autocrate che decide tutto in consiglio.
Non siamo interessati a risposte burocraticamente ineccepibili.
L'abbiamo votata per cambiar pagina, signor sindaco.
Noi in questa giunta vediamo l'opportunità che Milano possa diventare un laboratorio innovativo, progressivo e inedito in cui combinare sostenibilità finanziaria, trasparenza, consapevolezza delle scelte, equità sociale e qualità diffusa dei manufatti e dei luoghi che abiteremo.
Le scelte fatte a Milano nei prossimi anni possono influenzare decisamente il dibattito e le scelte nazionali ed è per questo che il caso ex Enel è simbolico e importante, perché deve diventare uno spartiacque, una linea di trincea per la difesa della qualità sempre e a ogni costo delle nostre città.

Non si può scambiare la mancata qualità edilizia e architettonica con due vuoti urbani denominati eufemisticamente «piazze», di cui una, col parcheggio sottostante, affacciata su una arteria di grande traffico... La città chiede qualcosa di meglio.
Vogliamo ricordare gli esempi deleteri di via Cesariano o piazza Gramsci?
Vogliamo ripetere gli stessi errori?
Non basta parlare di case a reddito agevolato, bisogna cominciare a chiedere che questi nuovi interventi dimostrino una qualità diffusa e non che siano la triste replica delle peggiori periferie italiane. Perché oggi la battaglia per la bellezza dei luoghi è strategica, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista etico, cioè politico.
È una battaglia di progresso e futuro, che salvaguarda da una parte la memoria vera, attiva e non malinconica dei luoghi, e dall'altra chiede progetti innovativi, diversi, che facciano scuola, ambiziosi nel loro desiderio diffuso di qualità sociale e ambientale.
La bellezza non ha costi aggiuntivi, solo una forma di attenzione e consapevolezza nuova che noi chiediamo alla politica proprio per indicare la rottura chiara rispetto a quanto fatto prima.

All'architetto Perotta nulla possiamo dire.
Registriamo, nella sua replica, che l'esercizio di critica non è contemplato nella sua idea di libertà d'opinione. Che poi reputi la nostra l'azione di un gruppo di invidiosi sta a dimostrare la fragilità delle sue giustificazioni, gonfie di cifre e numeri, specchietti per le allodole che deviano il discorso dalla qualità alla quantità.
Chiediamo, signor sindaco, che questo dibattito non si trasformi in uno sterile sventolio di carte bollate. Le chiediamo, conoscendola sensibile, che la discussione diventi davvero pubblica, chiediamo che se ne possa parlare, invitando storici, urbanisti, cittadini, in un luogo deputato, ad esempio la Triennale.
Chiediamo coraggio.


 



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