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ExpodopoExpo
28/10/2015

Inaugura la mostra fotografica Expo dopo Expo alla casa degli Architetti di Milano. Gli architetti in coro: ‘no alla logica dell’emergenza’. Bottelli (presidente Architetti Milano): ‘impariamo dal ‘post’ altrui e dal ‘pre’ Milanese, perché questo Expo dopo Expo diventi motivo di orgoglio per tutti”. Freyrie (presidente Architetti italiani): “il dopo- Expo occasione imperdibile come campo di prova per progetti e metodi innovativi di gestione’.

ExpodopoExpo
Lo sguardo di otto fotografi sulle eredità urbane e ambientali di sette Expo 

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 20 Novembre 2015 (da lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 17)
Il catalogo è in vendita sul nostro e-shop qui.


‘No all’emergenza, il dopo Expo sia banco di prova per nuovi strumenti e condotte: il risultato esemplare è a portata di mano’ affermano gli Architetti italiani.
“Proporre questa mostra – aggiornata e incardinata quanto mai nell’attualità – e questo dibattito a 6 anni dalla prima uscita – dichiara Valeria Bottelli, presidente Ordine Architetti PPC della Provincia di Milano - è per noi architetti un appello in zona ‘allarme rosso’, ma anche uno strumento di consapevolezza istituzionale utile a innescare un processo virtuoso di unione delle forze politiche e tecniche della città e del Paese per l’ottenimento di un risultato esemplare ancora possibile. Ci sono gli strumenti perché questo percorso non s’inserisca ancora nella nota logica emergenziale.Impariamo a distillare da quanto accaduto – positivo o negativo - negli altri ‘post’ e nel ‘pre’ Milanese, perché questo Expo dopo Expo diventi motivo di orgoglio per tutti”.

“L’Expo dopo Expo – afferma Leopoldo Freyrie, presidente Consiglio Nazionale degli Architetti - è una occasione che non deve essere assolutamente persa. Dobbiamo dimostrare che il progetto pubblico può essere, assieme, partecipato ed efficiente, coinvolgendo le migliori intelligenze - così come i cittadini - con processi che altrove, in Europa, sono assolutamente normali. Facciamo – dunque – del dopo Expo il luogo in cui sperimentare progetti e metodi innovativi, anche coerenti con le riforme che il Governo e il Parlamento stanno varando in tema di opere pubbliche. Serve farlo senza ricorrere aduna legislazione di emergenza perché ora non ce n’è proprio bisogno; sperimentiamo in questo contesto il nuovo Codice degli Appalti che potrebbe essere varato a breve; utilizziamo la prossima Legge sulla riduzione del consumo del suolo, senza dimenticare i principi del “débat public”. Un Expo dopo Expo, dunque, come incubatore di talenti così che il suo riuso sia esso stesso un processo di formazione e di start up di tecnologie, idee e imprese”.

Dal catalogo della mostra:  Sei anni fa, alla Triennale, L’Ordine degli architetti di Milano allestì la mostra fotografica Expo-Dopo-Expo. Milano aveva da poco vinto l’assegnazione dell’EXPO 2015 e dopo l’euforia iniziale si cominciava a lavorare, non senza contrasti, alla organizzazione del progetto. Per spirito di collaborazione, in quanto architetti, pensammo di puntare da subito l’attenzione sul problema del dopo-Expo specialmente dal punto di vista fisico, architettonico e funzionale. Mostrare attraverso cinque campagne fotografiche lo stato reale dei luoghi di 5 passate  expo europee ci sembrò l’elementare punto di partenza per stimolare una discussione ed una presa di coscienza verso una amministrazione pubblica che si accingeva ad attrezzare,
In una situazione urbana densa e complessa come quella milanese, una infrastruttura estesa su 1 milione di metri quadrati.
Ovvio suggerimento: Imparare dalle esperienze altrui.
Organizzammo cinque incontri pubblici dove i responsabili di quelle esposizioni passate illustrarono obiettivi, strumenti e problemi affrontati. Segnalarono errori e problemi del prima, del durante e del dopo. Affiancate alle 5 campagne fotografiche, questi contributi segnalavano con utile anticipo la vera questione dell’intera operazione EXPO: la necessità di un progetto urbanistico, economico ed architettonico che permettesse un transito governato dalla festosa congestione della fiera planetaria ad un utile infrastruttura per l’intera comunità nazionale.
L’ascolto della amministrazione Moratti e di quella Formigoni verso l’intera operazione fu pari a zero. Nessuno intervenne mai a questi incontri pubblici, nemmeno per ascoltare, malgrado i molti inviti. La storia dei primi due anni persi in sgambetti contrasti e giochi di potere per gestire la gigantesca torta racconta di una classe politica e amministrativa miope e rissosa che pilotò consapevolmente l’Expo verso la classica condizione dell’emergenza, condizione nella quale le garanzie di trasparenza di equità e di efficienza pubblica svaniscono nella nebbia delle lobby politiche ed imprenditoriali.
Ad Expo 2015 quasi finita e dopo un innegabile successo di pubblico e di immagine, la logica dell’emergenza si rinnova. Il futuro funzionale e fisico dell’area non è stato preparato da un percorso d’indagine di politica economica ed urbanistica. Percorso che sarebbe dovuto iniziare almeno due anni fa per approdare a scelte ponderate, non dettate dalla situazione di emergenza e
capaci di innescare meccanismi virtuosi e trasparenti nei processi decisionali nella messa apunto di progetti e negli affidamenti di incarichi. Oggi, in questa situazione aperta e fluida sollecitiamo nei limiti di tempo rimasti una discussione fondata e attenta al destino funzionale e architettonico di un pezzo di città.
In questa mostra alle cinque campagne fotografiche del 2009 aggiungiamo il reportage sull’Expo di Shanghai conclusasi nel 2010 e di Milano appena conclusa e sul cui futuro la discussione è aperta.
Franco Raggi, ottobre 2015

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