La costruzione del quartiere popolare di Cesate è fra gli episodi più significativi del primo settennio (1949-1956) del programma INA Casa: qui infatti il Comune commissiona ad un gruppo di professionisti di chiara fama – i tre BBPR (Lodovico Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernesto Nathan Rogers), Gianni Albricci, Ignazio Gardella e Franco Albini – il progetto per un nuovo insediamento estensivo, in risposta all’alta domanda di abitazioni e all’alto tasso di disoccupazione prodotti dalla massiccia immigrazione.

 

A valle della definizione del planivolumetrico generale e della successiva suddivisione dei compiti tra i professionisti, Albini cura personalmente l’intero iter progettuale di due cortine destinate a residenze unifamiliari in linea di tipo duplex, affrontate e da replicare in alcuni lotti dislocati nel quartiere. Al di là dell’esperienza parzialmente fallimentare della costruzione del nuovo quartiere nel suo complesso – la riduzione in corso d’opera dell’area da 33 a 20,5 ettari e la pessima qualità dei materiali impiegati concorrono a minarne l’esito – il progetto di Albini come quello dei BBPR è tra i più riusciti dell’intero programma.

 

Disposte sul lotto secondo l’ordine solare, le due schiere convergono verso Nord, dove un porticato continuo le unisce e chiude idealmente il cortile, connotando i differenti ruoli degli spazi aperti: di carattere pubblico lo spazio centrale, più intimi gli spazi retrostanti che, parcellizzati secondo la successione delle singole unità, sono destinati a orti e giardini privati.

 

La richiesta di affrancamento dalla presunta ortodossia di un linguaggio modernista internazionale, espressamente formulata nei manuali INA Casa e dalla commissione scientifica, è colta da Albini come occasione per sviluppare una soluzione totalmente originale: ogni schiera non si esaurisce nell’accostamento di “cellule” identiche, ma è l’esito progettuale dell’“interpenetrazione di volumi e superfici” (Fagiolo, 1975). Basata planimetricamente su una generatrice romboidale, ogni unità viene incastonata nella vicina assumendo uno sviluppo ad “L”, che permette di garantire il doppio affaccio al soggiorno, sito al piano terra, e distribuire a ventaglio le camere del primo piano. La distribuzione della zona notte avviene a partire da un corridoio centrale a cui si accede per mezzo di una scala a chiocciola in graniglia di cemento, incastonata al piano inferiore nel punto di snodo del soggiorno.

 

Lo studio che Albini riserva al rapporto tra spazi interni e esterni alle unità, sia in pianta che in alzato è molto approfondito: la generatrice romboidale della pianta di ogni alloggio viene infatti smussata negli angoli esterni generando una successione di volumi a base ottagonale compenetrati, il cui accostamento permette alla copertura un’unica linea di gronda, rettilinea e ininterrotta, che consente una razionale regolarità costruttiva. D’altro canto lo studio dei fronti delle cellule risponde pienamente al diverso carattere degli spazi antistanti: verso il cortile comune una loggia funge da filtro allo sguardo del passante, mentre verso l’orto un ampio terrazzino si sporge a permettere la contemplazione della verzura.

 

Carlo Venegoni
 

Planimetria generale del quartiere
Pianta del piano rialzato di uno dei blocchi a schiera
Pianta del secondo piano di uno dei blocchi a schiera



Residential district

Cesate, Centro