Quartiere Sant'Ambrogio I e II

“Caro Arrighetti, ogni volta che passo per l’autostrada dei fiori mi felicito mentalmente con te per il tuo quartiere curvilineo (come si chiama?) Quando ti pare ne pubblicherei delle emozionanti foto a colori, a piena pagine, su Domus. Tu sei una persona provvidenziale nella città, nel comune, nell’architettura, procedi forte con la forza della tua gioventù.” Così si esprimeva nel 1965 Gio Ponti in una lettera inviata ad Arrighetti.

Il quartiere Sant’Ambrogio I viene realizzato in attuazione del PEEP del 1963, su un’area caratterizzata da residui di insediamenti agricoli, tangente l’autostrada Milano Genova. Si tratta di uno dei rari quartieri milanesi del dopoguerra, progettato da un solo architetto. Il complesso viene concepito come un quartiere introflesso, protetto e autosufficiente, ma al tempo stesso pronto al dialogo con la realtà della città in espansione. A delimitare il quartiere si collocano i lunghi edifici di sette piani sopraelevati su portici aperti, in linea continua ad andamento sinuoso, che formano una cortina e racchiudono lo spazio centrale interno, rigorosamente pedonale, dove sono inseriti i servizi collettivi del quartiere: due scuole materne, la scuola elementare, due serie di negozi, la Chiesa e il Centro civico. Le residenze si sviluppano secondo quattro diverse tipologie abitative. “Sebbene il prospetto esterno scandito dai balconi in aggetto sia caratterizzato da una certa monotonia, l’affaccio interno si offre nel suo dinamico gioco di chiaroscuri e si caratterizza per i notevoli porticati che in prossimità degli ingressi raddoppiano la loro altezza” (Florencia Andreola, Quartiere Sant’Ambrogio 1, itinerario Milano ‘60/’70: esperienze fuori contesto). Il traffico privato e pubblico è completamente esterno al quartiere e scorre su una strada perimetrale. La ragione di tale schema nasce dal desiderio di creare tra gli abitanti le più numerose ragioni di incontro, allo scopo di incoraggiare la creazione di una piccola collettività cosciente. L’architetto riesce a coniugare una grande attenzione per gli edifici con quella per la dimensione umana per gli abitanti.

Di pochi anni successivo, il Quartiere Sant’Ambrogio II è impostato sullo stesso schema semplificandone però la tipologia edilizia. Arrighetti ripropone la cortina edilizia con semplici stecche di edifici che formano una spezzata in quanto realizzati con elementi prefabbricati. Il paesaggio si è radicalmente trasformato negli ultimi anni, formando la scena di una nuova complessità: una sorta di auspicabile connessione di coordinamento tramite la gestione oculata delle aree non edificate, gli open space necessari alla città per servizi di generale utilità.

Il legame ideale è costituito dall’uso dei mattoni rossi di gres negli edifici residenziali, che rimandano al rosso dei mattoni delle costruzioni rurali più antiche.




Quartiere residenziale

Milano, Barona

Arrigo Arrighetti >