La chiesa attualmente esistente sopravvive alla totale demolizione, avvenuta nel 1939, dell’ex convento francescano cinquecentesco, che si trovava in stato decadente, dopo essere stato utilizzato come magazzino e tribunale militare a seguito della soppressione dell’ordine, avvenuta nel 1866. Con la demolizione il terreno, già di proprietà comunale, fu lottizzato e suddiviso anche grazie all’introduzione di nuove strade, il cui scopo prevalente fu quello di determinare un plusvalore fondiario dall’area.

Dopo la restituzione dell’area compresa tra la chiesa e via Bertoni, l’ordine diede avvio al restauro dell’edificio religioso e ad un ampio programma edilizio che prevedeva la realizzazione di un nuovo convento e di un centro culturale. Quest’ultimo – l’Angelicum – doveva comprendere: una biblioteca per i Francescani di quindicimila volumi, un teatro da seicento posti ed una serie di spazi da adibire a concerti, a congressi e ad esposizioni d’arte. L’effettivo .convento invece prevedeva: il refettorio, la mensa dei poveri, una piccola biblioteca, il penitenziario, le aule di lavoro e circa cento celle conventuali.


Mentre l’antico monastero possedeva due chiostri in successione, Muzio realizzò come nuovo baricentro del complesso un’unica corte allungata, confinante con la navata laterale della basilica e delimitata sugli altri lati dal convento. Il chiostro fu circondato da un basso portico, realizzato utilizzando le colonne dell’antico convento, al di sopra del quale si collocano delle terrazze piantumate. A fronte della ridotta superficie del terreno disponibile, la grande economia adottata nella distribuzione planimetrica e la compattezza volumetrica perseguita sono di particolare interesse. Questo vale soprattutto per la composizione dell’ala lungo via Bertoni. Il piano terra si estende per tutta la sua superficie, mentre i piani superiori, che ospitano le celle del convento, si organizzano secondo una tipologia a pettine, composta dal lungo e stretto corpo dei ballatoi verso il cortile – una specie di spina dorsale – e da quattro corpi in posizione ortogonale, che si alternano con piccoli cortili quadrati. Verso strada i cortili sono inoltre separati da uno schermo ad archi sovrapposti. Questa particolare tipologia consente di rispondere a necessità contrastanti: da un lato, il riscontro di luce e aria naturali e, dall’altro, la schermatura acustica rispetto alla città che restituisce al contempo continuità alla facciata e unità allo spazio pubblico della strada. In particolar modo gli archi partecipano alla costruzione della visuale dalla nuova via Sandri, progettata anch’essa da Muzio così come il palazzo confinante, al n.2.


Tutte le facciate sono rivestite di mattoni e – come i volumi – articolate individualmente, secondo le gerarchie architettoniche e la disposizione urbana del complesso. In piazza Sant’Angelo – sagrato ombreggiato da tigli e olmi in cui si colloca la fontana di San Francesco – confinano, oltre alla chiesa, sia il convento, sia l’Angelicum, con strette facciate d’ingresso. Confermando l’indiscutibile dominanza della basilica, Muzio amplifica il significato di questa piazza che oltre a sagrato diventa polo di distribuzione e vero nucleo urbano.

 

Annegret Burg
 

Planimetria generale dell'Angelicum e del convento di Sant'Angelo
Vista prospettica di un' ipotesi progettuale



Edifici per il culto

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