Nel condominio di via Dezza Gio Ponti impila una successione di balconate, all’interno delle quali, secondo il programma iniziale, ogni condomino può far impaginare le finestre e scegliere il colore della sua porzione di facciata in base alle proprie preferenze. La costruzione spontanea della colorazione e del disegno della facciata che ne consegue vuole essere un elogio della vitalità caratteristica – secondo Ponti – della “casa all’italiana”.

Una facciata così destrutturata, in cui il progettista si limita a offrire le componenti e la maglia entro cui disporle, è un’innovazione concettuale in sintonia con le modalità dell’arte programmata che si stava sviluppando in quegli stessi anni a Milano grazie ad autori come Bruno Munari o il Gruppo T. Ma l’attenzione di Ponti si concentra anche sulla doppia natura dell’aspetto esteriore degli edifici, nella visione diurna contrapposta a quella notturna. Avendo assunto che l’architettura è diventata trasparente, fatta più di vetro che non di muratura, sorge la necessità di regolarne l’apparenza notturna, che occorre progettare ma «con rapporti visuali completamente diversi negli spazi e nella costituzione, con abolizione di plastica e rilievo». I disegni preliminari pubblicati su Domus, grazie alla ben note qualità di comunicatore, esemplificano con chiarezza i temi di costruzione della facciata che, nella realizzazione, scontano i limiti della traduzione dei bozzetti in progetto esecutivo.

All’ultimo piano si trova la residenza privata dell’architetto, che può finalmente realizzare un’abitazione dimostrativa della sua idea di pianta libera. Le singole stanze, allineate sul fronte, sono divise da parti a soffietto modernfold che permettono di modulare lo spazio fino ad ottenere un grande ambiente unitario, rafforzato dalla continuità del disegno del pavimento in ceramica a strisce diagonali. Il tema delle pareti mobili, non estranea all’esperienza del movimento moderno, in Ponti assume un valore nuovo perché è sempre legato alla profondità di campo e alla possibilità di traguardare con lo sguardo il panorama da un lato all’altro dell’edificio. In questa abitazione si concentrano tutte le invenzioni d’arredo pontiane, come le “pareti organizzate” e i “mobili autoilluminanti” ma soprattutto la “finestra arredata” abbozzata nelle “case tipiche” degli anni Trenta, e presentata nella sua versione più compiuta nell’alloggio “uniambientale” alla X Triennale di Milano del 1954. Soprattutto, però, questo interno esprime tutta la joie de vivre della fase matura di Gio Ponti, che si traduce in una continua ricerca della luce, una luce vibrante, che riempie le case degli uomini di giorno e di notte.

PAOLO BRAMBILLA




Edifici residenziali

Milano, Magenta - S.Vittore

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