Nonostante le direttive esplicitamente tradizionaliste con cui l’Ufficio Nuovi Templi si propone di gestire l’edificazione di nuove chiese nei quartieri d’espansione, che numerosi sorgono nel periodo postbellico, la chiesa di Santa Maria Nascente al Qt8 presenta un carattere indubbiamente innovativo, soprattutto dal punto di vista tipologico.

 

Il progetto di Vico Magistretti ed Mario Tedeschi, la cui prima versione risale al 1947, anno in cui viene bandito il concorso per il quartiere sperimentale dell’ VIII Triennale, trova la sua realizzazione a partire dal 1953. Se già inconsueta è la scelta della pianta centrale, lo è ancor più la volontà di articolare il volume secondo due circonferenze eccentriche, dando luogo al porticato perimetrale su pilastri in calcestruzzo. Il volume più esterno ha in realtà un andamento poligonale a sedici lati, corrispondenti alle campate della struttura a scheletro in calcestruzzo, che lasciata a vista ritma la facciata inquadrando le pareti cieche trattate ad intonaco civile. Al livello inferiore il telaio è libero,  per consentire lo sviluppo del porticato, che si dilata in corrispondenza dell’ingresso principale, a lato del quale si colloca il battistero a pianta circolare. Esso, assieme alla sacrestia di forma irregolare sul lato opposto, costituisce l’unico volume autonomo, la cui specificità è ulteriormente sottolineata dal rivestimento in mattoni a vista. La dialettica fra superfici intonacate e paramenti in laterizio, disposti secondo diverse tessiture, è la cifra distintiva dell’intero complesso, riproposta con notevole efficacia espressiva anche nel volume principale.

 

Le pareti dell’aula sono infatti in mattoni a vista sia all’interno che all’esterno, marcando con semplici variazioni di texture il livello del matroneo. Dal pulpito al fonte battesimale al fondale della cantoria in noce scuro, gli spazi interni sono articolati da quinte curvilinee in laterizio accostate ad elementi lignei. La suggestione cromatica data dall’uso di materiali semplici è accentuata dall’illuminazione proveniente da sedici lampade appese e soprattutto dalla luce diffusa filtrante dalla fascia vetrata continua che «stacca» la copertura dai pilastri. L’ininterrotto serramento a nastro è reso possibile dall’anello circolare in calcestruzzo da cui si dipartono le sedici travi radiali che formano la «cupola». L’intradosso è caratterizzato dal gioco delle costolature in calcestruzzo che sostengono il manto di copertura in semplice laterizio.

 

Federico Ferrari

Planimetria dell'isolato
Pianta della chiesa, costruita su due emicicli sfalsati di diametro differente
Sezione



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