Il condominio, per famiglie di ceto medio, si trova in una zona ancora semiperiferica alla fine degli anni ’50, in prossimità di piazzale Diocleziano. Il lotto su cui è realizzato ha profilo quasi quadrato: l’edificio si attesta lungo via San Bernardo e ha pianta a L, col braccio su strada di otto piani e quello interno di cinque. Mentre il piano terra è principalmente occupato da negozi, i piani superiori sono dedicati alla funzione residenziale, con appartamenti di due, tre e quattro locali.

 

Il progetto dei fronti, come quello delle parti comuni, è caratterizzato dalla volontà di mantenere a vista materiali ed elementi costruttivi: le cinque campate strutturali da cui è composto il prospetto su strada, chiuse da campi di mattoni paramano con finestra centrale, sono segnate dai pilastri in cemento armato, rastremati ogni due piani, e dalle travi di bordo. I sostegni verticali hanno interasse ridotto così come la sezione della correa: il tamponamento della luce libera sporge 4 cm dalla struttura, così da sottolinearne il diverso ruolo. In corrispondenza delle finestre, con apertura a ghigliottina e serramenti d’alluminio neri, la correa si dilata e definisce in basso la nicchia del radiatore e in alto quella del cassonetto. Sulla facciata su strada sono presenti anche stretti tagli verticali, per dar luce ai servizi. Il coronamento dell’edificio, con tetto piano praticabile, è definito dal volume dell’extracorsa dell’ascensore, con travi e pilastri a vista, e da un parapetto in calcestruzzo nervato gettato in opera, il cui disegno tripartito riprende quello dei campi della facciata (vetrine e finestre). L’ingresso, centrale alla facciata, presenta un’impennata vetrata arretrata, con la porta completamente decentrata, un volume cavo esterno alto 1 m, adibito a fioriera e rivestito in paramano e una lastra di cemento a filo facciata.

 

All’interno si trova una breve rampa di scale che permette di raggiungere la quota del rialzato, attrezzato con un deposito e un piano per il portiere. Come all’esterno, struttura e materiali sono a vista; il tema dell’articolazione in altezza è presente nei pavimenti e nel soffitto, più alto in corrispondenza delle scale. La facciata verso la corte riprende i principi compositivi di quella su strada: struttura a vista, parapetto di chiusura in cemento, finestre al centro di moduli in mattoni paramano. La maggiore differenza è data da balconi a sbalzo, grandi due terzi del modulo di facciata e allineati ai pilastri, con soletta di dimensione pari a quella della correa, chiusa da una trama di piatti metallici neri. L’iter progettuale si sviluppa in tre anni a partire dal 1957: durante questo lasso di tempo si susseguono numerose varianti distributive e costruttive. In particolare, mentre lo schema compositivo delle facciate per moduli rettangolari chiusi dalla struttura rimane invariato, ne cambiano le proporzioni (da campi quadrati a campi rettangolari con la base maggiore dell’altezza) e l’articolazione in sezione.

 

Marta Averna




Edifici residenziali

Milano, Ghisolfa