I due primi edifici
Corso Europa rappresenta la porzione realizzata della “racchetta” che, pensata a partire dal concorso di idee del 1926-1927, doveva rappresentare la riorganizzazione di una parte del tessuto urbano più interno della città, attraverso la realizzazione di un ampio viale su impianto curvilineo e la sostituzione dei corpi di fabbrica antichi con altri a prevalente destinazione direzionale. Corso Europa rappresenta oggi il tratto realizzato di quel progetto urbanistico, completatosi nell’arco di un quindicennio e dove la gran parte dei progetti sono a firma di Luigi Caccia Dominioni. Dal 1953 LCD iniziò la progettazione di quelli che già nel 1959 E. N. Rogers battezzò come “armigeri neri”, caratterizzanti la maggior parte del fronte sud-est del corso per via del trattamento delle superfici interamente vetrate. Di essi il piano terra si completa con una pensilina metallica continua leggermente aggettante e costruita su una sezione curva che si ritrae per lasciare spazio all’innesto dei sei piani ad uffici soprastanti, chiusi da uno sporto di gronda leggero quanto abbastanza pronunciato. Anche nell’uso del curtain wall per LCD resta irrinunciabile trarne una specifica dimensione corporea. Questi edifici mostrano inoltre la sua consueta totale libertà nell’uso di riferimenti linguistici o materici, come nel caso dei fronti che risvoltano rispetto a corso Europa che sono ricondotti a tutt’altro registro con l’uso del clinker come rivestimento di facciata o la caratterizzazione delle aperture come fossero parte di un fronte residenziale che da lì prende inizio. O ancora, nel caso dell’affaccio su via Durini, con un ulteriore cambio di registro, dove sono delle lastre in marmo bianco poggianti su un leggerissimo basamento vetrato – oltre alle bucature a ritmo regolare – a connotare il rivestimento di facciata e a risolvere il raccordo con i fronti dei fabbricati a cui aderire. Il primo dei due “armigeri”, quello verso piazza S.Babila, è attraversato dalla galleria commerciale “Strasburgo”, ampio e sinuoso attraversamento pedonale passante che collega corso Europa con via Durini, attraverso la quale vengono risolti anche i collegamenti verticali. Qui come in altri interventi si svolge una felice collaborazione tra LCD e Somaini, con il disegno di pavimentazione in seminato, dove l’idea architettonica sembra trovare una sua naturale prosecuzione nelle mani di un artista. 



L’edificio sul Verziere
Se i due “armigeri” esprimono il loro stare in un tratto intermedio di corso Europa cercando una propria individualità nel dar corpo alla distensione in fasce orizzontali differenziata tra la parte che tocca a terra e i piani che la sormontano, il corpo ad uffici che si attesta sul Verziere esprime invece la volontà di creare un’architettura ben radicata a terra, se pure con un occhio di riguardo alle relazioni tra sé e corso Europa. Trattato con la stessa materia – vetro e ferro – l’edificio è marcato nel suo schiacciamento a terra dalla sezione leggermente curva di una veletta, dalla quale si innalzano sei piani regolari di vetrate contenute nella loro intera altezza dal ritmo serrato dei telai sporgenti che contengono le finestre. Addirittura, ad ogni angolo del fabbricato, le linee di tensione verticale subiscono un radicale infittimento che, assieme al cornicione di chiusura in alto, formano una sequenza di grandi “c” capovolte innestate a partire dalla veletta continua sopra il piano soppalcato dei negozi.      


      
Il blocco sul lato nord-ovest
Anche il fronte nord-ovest di corso Europa vede la presenza significativa di LCD. L’intervento in questione, la cui dimensione era anche in questo caso rilevante rispetto all’intero fronte nord-ovest della nuova strada, veniva affrontato da LCD circa dieci anni più tardi rispetto al suo fronte opposto (1963-1966). L’approccio tende a voler costruire un carattere evidentemente marcato in termini di presenze differenti sui due lati del corso. Il materiale che domina il trattamento di facciata diventa la superficie in clinker, dovendo accostarsi al carattere per lo più residenziale della grande corte "moderna" che racchiude la piccola chiesa di S.Vito al Pasquirolo. L’intervento dà luogo ad una unità condominiale distesa lungo corso Europa ma con la sua parte centrale che si annulla quasi, nella volontà di costruire un rapporto con la retrostante chiesa di S.Vito. Il complesso condominiale appare dunque sul corso come un insieme di tre parti unite da un ritmo uniforme di pilastri molto alti ma con delle differenziazioni di dettaglio  per ognuna di esse. A terra la pilastratura dà spazio ad un largo portico, mentre al piano soprastante contiene un fronte vetrato continuo molto ravvicinato al filo interno dei pilastri per le due parti oltre le quali si innalzano i corpi residenziali. Nelle tre campate da cui si accede alla corte interna, la vetrata si interrompe sostituita da una parete in muratura rivestita in clinker. 

 

Il blocco verso piazza S. Babila, al di sopra dell’ordine porticato a cui vi corrisponde per sei campate di pilastri, porta una fascia vetrata continua e questa volta sporgente rispetto al filo dei pilastri, proseguendo poi con tre piani rivestiti in clinker e ritmati da una sequenza uniforme di porte-finestre, oltre la quale una fascia vetrata continua è conclusa da una robusta cornice in rame. Il blocco opposto si sviluppa verso l’alto in corrispondenza di sole tre campate di pilastri e dalla campata centrale prende forma un crescendo di sporgenze che si apre al cielo. Nelle differenziazioni tra le parti di questa stessa unità condominiale è interessante leggerne la coerenza d’insieme, per esempio tra la parte che si gonfia verticalmente verso l’alto e quella che si gonfia orizzontalmente sopra l’ordine dei pilastri, o come la caratterizzazione stessa dei pilastri muta quel tanto che basta per accompagnare le diverse parti, o come l’elemento tipo della porta-finestra ritorna identico su ognuno di essi. Il tutto con l’intento di arricchire, con coerenza per quanto possibile e per differenze insieme unite, un tratto così centrale e delicato del ‘cuore’ di Milano.   

 

Il piccolo edificio annesso alla chiesa
Per completare la breve descrizione dell’intervento di LCD su corso Europa merita una sua specifica considerazione il piccolo corpo costruito in aderenza alla chiesa di S. Vito al Pasquirolo. Esso è impostato su pianta quadrata, su due piani fuori terra, ed è chiuso con una copertura metallica di forma piramidale. I fronti del piano terra portano un rivestimento in lastre di pietra che lo ancorano solidamente a terra. Le pareti del primo piano sono definite da un rivestimento in opalino rosso con ritagliata al centro una fascia orizzontale vetrata. Alla leggerezza del piano totalmente vetrato si contrappone la marcata cornice di gronda, di sezione simile alla veletta del fabbricato sul Verziere, ma di cui annulla quasi completamente la sporgenza rispetto al filo facciata sottostante, proseguendo in continuità con le falde di copertura. La minuta presenza di questo edificio rende evidente come LCD assuma la trasformazione radicale creatasi in un brano di tessuto urbano, come riferimento per trovare un idoneo accostamento.

 

Alberto Gavazzi

Disegno di studio del piano terreno del primo intervento su corso Europa
Prospettiva di studio del primo intervento su Corso Europa



Edifici per commercio e uffici

Milano, Duomo