Nel 1955, assieme al progetto per il grosso complesso condominiale di via Nievo, prendeva forma il progetto del condominio di via Vigoni 13, in una zona poco distante dall’intervento di corso Italia che LCD condusse pochi anni più tardi. Si era in un tessuto di recentissima formazione, le cui densità volumetriche erano dettate dallo strumento urbanistico allora vigente. L’edificio contribuiva alla costruzione di una cortina continua di fabbricati alti. La presenza del complesso di S. Celso costituiva per quella zona una emergenza certamente di estremo valore e la forma asimmetrica della coppia di bow-window ravvicinati al centro del fronte e disposti su tutti i piani al di sopra di quello rialzato, sono proiettati verso di essa.   

 

L’edificio è costituito da sette piani fuori terra, oltre ad uno seminterrato ed uno interrato, su pianta rettangolare. La coerenza d’insieme dei tanti elementi architettonici, materiali, coloriture, soluzioni di dettaglio, che partecipano alla costruzione di questo edificio sono tenute in unità da un disegno in sé estremamente sintetico, attorno al quale tutto prende corpo. La parte basamentale è rivestita in ceppo di Camerata Cornello; sopra di essa si elevano sei piani da cui emergono coppie di balconi che prendono profondità differenti accompagnate da tratti diagonali. I balconi hanno origine da minuti elementi pieni in ceppo ai lati estremi del fronte e, considerati nel loro disegno d’insieme, sono inscindibili dalla presenza di una coppia di bow-window, ognuno dei quali gioca con i balconi una relazione speciale: uno è parte della sua terrazza, l’altro la sormonta solo per metà. Il tutto costruisce un delicato movimento per fasce orizzontali, ma il gioco dinamico è molteplice e coinvolge l’intero corpo anche in altezza e in profondità: la distanza ravvicinata tra i bow-window determina un intervallo che scompone in due parti il fronte, marcandone il senso di verticalità e di leggerezza, mentre la linea continua dello sporto di gronda lo riconduce ad una salda unità. La marcata presenza del tratto diagonale di muratura che chiude uno dei due bow-window e li distanzia, è segnata nella sua pronunciata verticalità dal gigantesco comignolo che si conclude oltre la copertura e il cui rivestimento con piastrelle in ceramica prosegue al di sotto dello sporto di gronda formando delle strisce verticali sempre più esili fino alla partenza in basso di questa “lama” verticale inserita diagonalmente e in profondità nel corpo di fabbrica, rendendo inscindibili gli elementi più esterni del fronte come i terrazzi e i bow-window con il resto del corpo di fabbrica. E’ il ‘vuoto’ dello sfondato  che accoglie l’accesso al condominio da strada che lega a terra la diagonale verticale.   

 

Da questa lettura dovrebbe restare meglio comprensibile la gerarchia con la quale entrano in gioco i tanti elementi materici e coloristici: la conclusione con il ceppo delle estremità dell’edificio con l’elemento fioriera rafforza la corporeità del fianco, mentre l’opalino rosso scuro alla base delle vetrate dei bow-window, o il diverso colore dell’intonaco di rivestimento dei fronti e dei sottobalconi, rispondono nel loro complesso alla ricerca di leggerezza di queste porzioni centrali.

 

Alberto Gavazzi

Pianta del piano primo
Prospetto del fianco cieco rivolto ad est



Edifici residenziali

Milano, Vigentina