L’edificio per appartamenti e negozi conclude verso nord la proprietà dell’Istituto Beata Vergine per il quale l’architetto Luigi Caccia Dominioni aveva già progettato nel 1946 il convento ed Istituto religioso femminile posto nel settore meridionale dell’area. La forma in pianta del fabbricato deriva dal massimo sfruttamento dell’area a disposizione, liberando la rimanente parte del terreno ed accentuando il ruolo urbano dello stabile che, elevandosi per otto piani, si configura quale caposaldo capace di determinare un luogo prendendo forma da quest’ultimo. Il risultato è un volume massiccio, reso più snello dalle aperture a filo decrescenti poste in corrispondenza dei vertici e dalla sagoma della copertura che, con una leggera piega in continuità con le pareti verticali, si inclina per protendersi verso una superficie piana derivata dalla geometria dell’edificio.

 

La pianta, organizzata su otto livelli, destinati prevalentemente ad abitazioni, ad esclusione del piano terreno adibito a negozi, presenta una ricercata articolazione degli spazi nell’intento di ottenere una funzionale suddivisione degli ambienti della casa, tutti dotati di un affaccio verso l’esterno. Il nucleo centrale dell’edificio è invece occupato da due cavedi sui quali si volgono alcuni ambienti di servizio ed il vano scale e ascensore per le connessioni verticali; questi ultimi emergono in copertura con un piccolo volume. Di particolare interesse la griglia strutturale che, arretrando in corrispondenza degli spigoli, libera la facciata consentendo la realizzazione di aperture ad angolo. Qui la composizione dell’architettura ritrova una condizione più astratta, svincolando il carattere massivo dell’opera per declinarsi in una sequenza decrescente di pannelli finestrati e ciechi in grado di dissimulare il telaio strutturale dell’edificio. Nei settori centrali di ogni fronte l’introduzione dei balconi arretrati rispetto al filo di facciata – come ad esempio sul fronte est – e di alcune fioriere integrate nel disegno delle finestre conferisce un carattere più residenziale all’intero intervento. Al piano terreno, sui lati rivolti verso strada, una fascia continua di vetrine è sormontata da una copertura in rame di dimensioni contenute che, risvoltando in corrispondenza degli angoli, attribuisce efficacemente continuità alla fascia bassa dell’edificio marcando con un semplice elemento il basamento dell’intero volume. L’edificio, originariamente rivestito in litoceramica verde scuro è ora sostituito da un intonaco vetroso marrone cupo perdendo così l’effetto vibrante alla luce naturale dato dalla ceramica smaltata.

 

Alcuni dettagli testimoniano la costante attenzione di Caccia Dominioni nel ricercare la soluzione architettonica corretta e coerente con i principi guida dell’opera ed il tema trattato. Così nell’edificio di via Santa Croce la padronanza tecnica e dei materiali si esprime ad esempio nella cura del disegno della gronda di coronamento, lievemente sporgente dal filo di facciata per accogliere il gocciolatoio, sagomata nella parte superiore per ospitare il canale e poi configurarsi quale cornice superiore del volume complessivo dell’edificio e punto di raccordo tra la verticale dei fronti e l’inclinata della copertura, o ancora nella soluzione proposta per i serramenti d’angolo, rivelatori della costante distributiva interna che vede collocare sempre in corrispondenza dei vertici i locali maggiori della casa ed interpretando nella raffinata schermatura della barriera vetrata la relazione con la città ed il vicino giardino.

 

Marco Ghilotti

Disegni di studio dei fronti sul giardino interno e su via Calatafimi
Disegni di studio dei fronti sul giardino interno e su via Santa Croce
Disegno di studio dei serramenti d'angolo
Disegni di studio dei fronti su via Cosimo del Fante e via Santa Croce
Planimetrie dell'edificio



Edifici per residenze e commercio

Milano, Ticinese