Si trattava di realizzare un condominio di cinque piani fuori terra, ricostruendo il fronte strada su via S. Maria alla Porta. Erano diversi e delicati i rapporti con l’intorno da controllare e registrare. Visto da via S. Maria alla Porta l’edificio appare con due corpi in aderenza ma volutamente ben distinti, sia per dimensione in altezza sia per carattere architettonico, da un taglio verticale vetrato e arretrato dal filo facciata, così da formare una marcata ombra continua che li separa. La geometria del blocco più vicino alla chiesa ne riprende le misure in altezza e in larghezza; la chiusura stessa in copertura marca la forma autonoma e legata al disegno della parte sottostante; addirittura il dettaglio dell’attacco della copertura è preceduta da una finestratura orizzontale alta quanto la trabeazione alla base del timpano della chiesa e alla stessa quota stradale. 

 

Nel suo insieme l’edificio è impostato su cinque piani fuori terra su pianta a base rettangolare con un piano terreno a negozi e i piani soprastanti, distribuiti da un vano scala/ascensori sul fronte retrostante, studiati per funzionare ad appartamenti o a uffici (due per ogni piano). Il livello basamentale su pilastri quadrati rivestiti in ghiandone e conclusi da travi ad arco fortemente ribassato, oltre allo stesso parapetto in ferro che si ripete sui tre piani soprastanti centrato rispetto ad ognuna delle otto campate, danno ordine all’intero edificio condominiale, ma l’unità in sé dell’intervento si attenua a favore di una unità maggiore, riconoscibile nella specificità della strada. La chiarezza di intenti iniziale si dispiega con coerenza complessiva nella caratterizzazione delle parti dell’intero edificio che, ancor più di altri, permette di sottolineare quanto l’attenzione al contesto affronti il tema in forma apertamente inclusiva. I prospetti del blocco vicino alla chiesa prendono l’intonaco come materiale di finitura, analogamente alle superfici dei fronti della chiesa stessa; le aperture del tipo a porta-finestra con strombatura nella parte oltre la quota davanzale e il parapetto in ferro che ritorna alla stessa larghezza del serramento si prestano ad un accostamento in continuità con i corpi intonacati più antichi. 

 

Diversamente, il rivestimento in trachite del fronte strada dell’altro blocco sembra volersi raccordare alla cromìa e alla densità volumetrica di casa Tonolli ad esso vicina; l’uso però di un materiale di rivestimento così impegnativo viene svolto con una decisa presa di distanza da quegli stessi corpi antichi della tradizione lombarda. Le lastre di opalina nera che contengono lo scorrevole, tenute sul filo facciata e accostate ai serramenti a persiana marrone chiaro ad anta unica, esprimono un motivo di forte tensione sul fronte strada, di derivazione decisamente razionalista. I restanti fronti di questo blocco prendono il rivestimento con tesserine quadrate marrone opaco, mentre la trachite attenua la sua presenza tenendo in unità l’intero blocco più distante dalla chiesa. Merita poi attenzione il risvolto in trachite concluso in alto con una lastra la cui sporgenza e la cui autonomia sono marcate dal pluviale incassato nell’angolo, o lo stesso parapetto in ferro fissato sulla lastra sporgente, così come il canale di gronda e la fascia di rivestimento sopra gli archi ribassati che ribadiscono la volontà di rendere prezioso in molti suoi dettagli l’intero edificio concepito come unico corpo condominiale modellato per parti distinte.  

 

Alberto Gavazzi




Edifici per commercio e uffici

Milano, Duomo