Nell’Italia degli anni cinquanta, caratterizzata dall’entusiasmo per una inaspettata quanto travolgente crescita economica, la tipologia dell’ «edificio alto» assume immediatamente un potente valore simbolico dalle forti valenze evocative. Specie per quanto riguarda l’ambito lombardo l’assunzione di modelli d’oltreoceano non avviene però in modo acritico, dando luogo a variazioni sul tema tanto interessanti quanto eterogenee.

 

Nella sua scala ridotta rispetto all’icona del grattacielo la «torre ad appartamenti», collocata perlopiù al di fuori del cuore terziario della città, si presta a diventare tipologia ricorrente sia per puntuali interventi in quartieri di pregio all’interno della città consolidata, sia per gli interventi intensivi dei numerosi quartieri di espansione più popolare. Appartiene al primo caso la Torre al Parco che Magistretti realizza assieme a Franco Longoni, la cui massa fuori scala fa da ideale contrappunto all’aereo traliccio metallico della poco distante Torre Littoria di Gio Ponti. La genesi del progetto è strettamente legata ad un abile sfruttamento dei regolamenti edilizi: proponendo al comune di ridurre fortemente l’indice di occupazione del suolo attraverso tre piani interrati di parcheggi e lo sviluppo in altezza per venti piani, si ottenne di poter mantenere la stessa cubatura prevista inizialmente, sfruttando in minima parte la superficie disponibile del lotto.  I prospetti si presentano caratterizzati da ampie fasce opache intonacate in grigio – anche se in origine il paramento avrebbe dovuto essere in graniglia di porfido rossa e bruno scura – sulle quali si aprono le finestre degli ambienti di servizio e delle camere da letto. A queste campiture compatte si contrappongono i due angoli, completamente disarticolati dalla presenza delle logge panoramiche, i cui parapetti in ferro laccato grigio accentuano l’espressività delle sottili solette parzialmente a sbalzo. Nonostante lo svuotamento dell’angolo il volume si presenta in generale piuttosto compatto e regolare, attraverso la ripetizione del piano tipo che culmina con il corpo macchine degli ascensori dall’aggettante cornicione in calcestruzzo a vista. L’accesso ad esso ed al terrazzo comune avviene tramite la scala elicoidale esterna dalla caratteristica pensilina a T, puntuale quanto espressivo episodio in un impianto altrimenti stereometrico.

 

Gli appartamenti si presentano tutti di dimensioni simili, abbinando per ogni piano il taglio da sei locali a quello da nove, eccezion fatta per i soggiorni che si aprono sulle terrazze panoramiche, la cui dimensione è determinata dalla variabilità delle ampie finestrature. Alla scala dall’andamento poligonale si accede dall’arioso atrio al piano terra, il cui tamponamento verso l’esterno è costituito da una parete vetrata di cristallo. Il valore rappresentativo conferito a questo ambiente è testimoniato dalla particolare attenzione riservata ai materiali di finitura, faggio naturale alle pareti e pavimento in serizzo grigio che muta in porfido all’esterno.

 

Federico Ferrari

Da in alto a sinistra, in senso antiorario: le piante del piano terra e 3 livelli sotterranei
Le due varianti dei piani tipo
Sezione dell'edificio in tutto il suo sviluppo in altezza



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