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Rapporto sull’Edilizia Scolastica della Fondazione Agnelli
21/02/2020

Gli edifici scolastici non sembrano rispondere alle esigenze degli studenti e dell’istruzione nell’Italia del futuro prossimo. Spesso vecchi (l’età media è 52 anni a livello nazionale), risultano in molti casi inadeguati dal punto di vista della sicurezza – questione da tempo al centro della cronaca – e del tema emergente della sostenibilità ambientale.
Ma le scuole italiane – nate e pensate per la tradizionale lezione trasmissiva, con una divisione rigida fra aula come unico luogo dell’insegnamento e gli altri ambienti dell’edificio - sono spesso inadeguate anche come spazi per una didattica innovativa.
È quindi urgente intervenire. L’alternativa è un distacco ancora più profondo dai livelli di apprendimento degli studenti dei paesi avanzati, un diseducativo spreco di risorse ambientali e in alcuni casi anche un pericolo per chi a scuola lavora e studia.
Sembra, però, più ragionevole e conveniente intervenire con una visione e una strategia operativa che sappiano integrare i molteplici aspetti del problema. Tenendo conto che, alla luce del calo della popolazione studentesca (1.100.000 studenti in meno da qui al 2030), l’attenzione dei decisori dovrà concentrarsi prevalentemente sulla ristrutturazione, sulla riqualificazione o talvolta sulla ricostruzione degli edifici già esistenti, mentre l’edificazione di scuole completamente nuove in luoghi dove prima non ce n’erano rappresenterà invece un’eccezione.

Sono queste in sintesi le principali conclusioni del Rapporto sull’Edilizia Scolastica della Fondazione Agnelli, pubblicato da Editori Laterza, reso pubblico a livello nazionale lo scorso novembre e presentato il 19 febbraio a Milano alla Triennale, nel corso dell’incontro pubblico Architetture per una nuova didattica, promosso dall'Ordine degli Architetti di Milano e dal Comune di Milano.

Andrea Gavosto e Raffaella Valente, direttore e ricercatrice della Fondazione Agnelli, hanno presentato i principali risultati del Rapporto, che si fonda su analisi approfondite e inedite, a partire dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica del Miur, per fornire indicazioni di politiche in vista degli interventi necessari all’edilizia scolastica nei prossimi anni.

“Nei giorni in cui la Fondazione Agnelli presenta il suo Rapporto sull'Edilizia Scolastica, facendo luce sulla vetustà degli edifici di tutta Italia – e lo fa da un istituto torinese appena riqualificato grazie anche a un concorso di progettazione gestito con #concorrimi  da Milano arriva una duplice risposta di riqualificazione di grande qualità – commenta Paolo Mazzoleni, presidente dell’Ordine Architetti Milano. - L’impegno del Comune in questo ambito è notevole, e individua nella qualità del progetto e nel concorso aperto dei momenti centrali del programma d’intervento. Gli architetti sono e saranno pronti a collaborare per tutto ciò che riguarda la riqualificazione strutturale, ambientale e didattica delle scuole.”

L'incontro in Triennale ha presentato infatti, oltre al nuovo Rapporto sull'Edilizia Scolastica della Fondazione Agnelli, le strategie messe in campo dal Comune e i vincitori dei concorsi #concorrimi per le scuole milanesi Scialoia e Pizzigoni.
Sono stati forniti alcuni dati relativi alla specifica situazione dell’edilizia scolastica a Milano, frutto di elaborazioni della Fondazione Agnelli su dati dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica. L’età degli edifici scolastici a Milano è prevedibilmente in media più elevata di quella nazionale: i 68% risalgono a prima del 1976 (media nazionale 60%), con il 42% costruiti fra il 1961 e il 1975. Milano si colloca leggermente sopra la media nazionale per la percentuale di edifici (76,2% rispetto al 75,7) che sono dotati di almeno un accorgimento per il superamento delle barriere architettoniche. Sono invece il 62% (superiore al 59% della media nazionale) gli edifici scolastici milanesi che hanno adottato almeno un accorgimento per il risparmio energetico (pannelli solari, doppi vetri. isolamento della copertura e/o delle pareti, zonizzazione dell’impianto di riscaldamento).

Fra gli investimenti pubblici in infrastrutture – afferma il direttore della Fondazione Agnelli -  quelli sull’edilizia scolastica devono assumerne un ruolo centrale, come opportunità di crescita per le giovani generazioni. Ma sarà necessario programmare e agire sulle tre dimensioni insieme: sicurezza, sostenibilità, orientamento all’innovazione didattica. La terza dimensione è importante come le altre due: gli spazi scolastici - come sono progettati e costruiti - sono oggi infatti un fattore chiave per gli apprendimenti e per il benessere di studenti e insegnanti”

Il Rapporto sull’Edilizia Scolastica deve molto anche all’esperienza del progetto Torino fa Scuola, che ha radicalmente riqualificato due scuole medie statali torinesi per iniziativa e con le risorse di Fondazione Agnelli e Fondazione Compagnia di San Paolo, lavorando contemporaneamente sulle tre criticità.

Il processo e gli esiti di questo progetto pilota – ricorda Raffaella Valente - dimostrano che per lavorare sugli ambienti di apprendimento, intesi come intersezione fra prospettiva architettonica e dimensione pedagogico-didattica si parte necessariamente da un ripensamento sostanziale e condiviso del modo di fare scuola per giungere all’intervento sullo spazio fisico”.

Sulla base dei costi di Torino fa Scuola (circa 1.350 euro al metro quadro, Iva esclusa), per rinnovare i circa 40mila edifici scolastici oggi attivi, corrispondenti a circa 150 milioni di metri quadri servirebbero intorno ai 200 miliardi di euro. Una cifra enorme, che richiede una programmazione nel tempo, almeno vent’anni, selezione accurata degli interventi prioritari, continuità di volontà politica dei governi.

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