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Restauro del Moderno

Una questione aperta sul recupero del Moderno
20/01/2011

Attorno ai primi giorni di dicembre alcuni movimenti e l’installazione di ponteggi attorno alla casa al Parco di Ignazio Gardella, hanno allarmato molti riguardo la natura dell’intervento previsto.
Soprattutto il loro proseguire ben oltre la quota di copertura, ha fatto ipotizzare interventi di sopralzo o comunque di alterazione dei profili originari.

Il 2  gennaio è apparso in rete un Blog in cui si richiede al ministero, al Presidente della Regione e al Sindaco, se fosse possibile evitare alterazioni all’edificio, sottoforma di Petizione pubblica.
Si chiede dunque di non manomettere un progetto già storicamente controverso nella sua realizzazione, di cui molto si è scritto ma forse ancora poco documentato.

Il 5 gennaio Repubblica ha pubblicato un articolo a firma di Alessia Gallione in cui si riportavano le parole del presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano, Daniela Volpi, la quale si era fatta personalmente rassicurare direttamente dalla Progettista, Francesca Belli Paci, sulla natura del progetto.

Il 7 febbraio Jacopo Gardella jr sempre dalle pagine di Repubblica ribadiva l’appello a “non rovinare l’eredità dei nostri padri”.

A questi facevano seguito il sito di ‘Abitare’ , a cura di Anna Foppiano, e di ‘domus’.

Infine lunedì 17 gennaio è apparso un articolo sempre sulle pagine di Repubblica, in cui si riportano direttamente le parole della Progettista che descrive il progetto “rispettoso del progetto originario”.
 

Al di la dell’esito che la Petizione potrà avere, appare chiara l'esistenza di alcune questioni importanti riguardo il Restauro del Moderno e la sua tutela, che implicano scelte in grado di trovare giusti equilibri tra azioni di conservazione, modifica o trasformazione dei manufatti storici, in base a esigenze in divenire, ogni volta diverse.
Questioni che però coinvolgono almeno tre soggetti:
La Città -con tutti i suoi organi di controllo, le Commissioni, le Soprintendenze- ma anche i cittadini, che nei manufatti storici riconoscono la propria identità collettiva; la Proprietà dell'immobile e il Progettista.

Per questo, oltre che promuovere un seminario dedicato a questi temi presso la propria sede e che avrà luogo quanto prima, l’Ordine degli Architetti di Milano intende ampliare il dibattito e farsi promotore di una metodologia culturale e tecnica che rifugga la sterilità del vincolo a priori, ma che sappia raccogliere la sfida della memoria e della testimonianza all'interno di un approccio realistico e professionale, capace di operare attraverso la conservazione, gli adeguamenti e le trasformazioni necessari all'evolversi della città.

Chi volesse intervenire a riguardo può dunque scrivere a: comunicazione@ordinearchitetti.mi.it

25 gennaio 2011
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un primo intervento a stimolare il dibattito proposto su queste pagine:

Partecipo volentieri al vostro invito trasmettendovi alcune brevi considerazioni in attesa che si svolga l'annunciato convegno.

A mio parere la questione della conservazione e del restauro degli edifici moderni può essere affrontata efficacemente solo a partire dalla condivisione di una serie di valori in assenza dei quali anche una normativa stringente non sarà in grado di salvaguardare quanto di realmente prezioso ancora esiste.

Recentemente mi è capitato di impegnarmi, anche pubblicamente, per sensibilizzare l'opinione pubblica - ed in primis quella dei colleghi e degli addetti ai lavori - sullo scempio che si sta facendo delle stazioni della metropolitana di Milano (a partire dalla Linea 1, il nucleo originale del progetto di Albini-Helg-Noorda).

Ebbene, in quell'occasione (vedi Abitare n. 490/2009) ho potuto toccare con mano l'indifferenza della maggior parte degli architetti, dei designers e dei critici che operano nella nostra città.

Conservare significa avere coscienza del patrimonio di cui si dispone e dunque saper riconoscere l'importanza dell'eredità che abbiamo avuto la fortuna di ricevere.

In nessun paese il tema della conservazione e del restauro del moderno è particolarmente popolare ma occorre ammettere che Milano sta accumulando negli ultimi anni una serie di sconfitte clamorose che stridono con i proclami e la faciloneria con la quale ci si vorrebbe accreditare nel novero dei centri contemporanei più evoluti.

Ironicamente la maggior parte del patrimonio architettonico milanese moderno appartiene ad un'epoca nella quale la città era ad un tempo una capitale del lavoro (dell'industria in particolare) e della cultura mentre la distruzione sistematica di questa eredità avviene mentre si celebra la fine del moderno ed un presunto primato della creatività, della moda e del design.

Sappiamo bene che l'interesse dei nostri colleghi stranieri per l'architettura moderna presente nella nostra città coincide, per la maggior parte, proprio con il patrimonio edilizio che stiamo smantellando.
La cecità di chi ci amministra si è fin ora saldata con l'interesse di chi specula, auguriamoci che si possa imprimere una svolta ma occorrerà enorme impegno e massima volontà da parte di tutti.

arch. Federico Tranfa

 
Leggendo le parole dell'Arch. Federico Tranfa   -di cui condivido pienamente il contenuto-  mi sono detta "Finalmente!".
Ogni volta che vedo la nostra metropolitana inorridisco: non solo perchè sono riusciti a trasformarla in una delle più brutte d'Europa, ma soprattutto perchè è stato totalmente stravolto il progetto.
Nella nostra città purtroppo non vi è alcun rispetto per la conservazione del patrimonio, che non è solo quello storico nell'accezione più comune (palazzi d'epoca).
Alcuni edifici anni '60 e '70 hanno un valore storico, perchè progettati dai nostri architetti contemporanei, che nessuno riconosce e vincola: sono affidati alla manutenzione ordinaria e straordinaria di condòmini ed amministratori che non ne riconoscono e non ne rispettano in molti casi il valore.
Tornando alla metropolitana: vorrei proprio conoscere a chi è stata affidata la scelta dei materiali per la pavimentazione della nostra metropolitana. Forse qualche fornitore aveva qualche stock di gres che giaceva in magazzino....
Un cordiale saluto a tutti

Arch. Simona Fiameni

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