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Milano che cambia

Aree Falck: piani a confronto
02/11/2011

L'approvazione del nuovo P.I.I. ex aree Falck (clicca qui per vedere la scheda pubblicata su Milanochecambia), adottato a settembre dal Consiglio Comunale di Sesto San Giovanni, è  occasione per ricostruire il quadro in cui il progetto è stato prodotto e per  fare qualche riflessione a proposito: per questo, abbiamo chiesto ad un architetto -che per la sua storia professionale si è occupato costantemente della situazione sestese negli ultimi anni- di collaborare con noi e fornire un breve testo critico.

 Il recupero delle aree Falck a Sesto San Giovanni
Per posizione ed estensione (ben 1.443.315 metri quadri), le aree Falck di Sesto San Giovanni hanno una rilevanza come poche altre aree industriali dismesse in Europa. Dal loro recupero potrebbe trarre nuova linfa non solo la città di Sesto ma l’intero contesto metropolitano.

Da oltre vent’anni è venuta meno la loro funzione produttiva. Le ipotesi d’intervento che si sono succedute con il mutare della proprietà (Pasini, Zunino, Bizzi) sono accomunate dal riconoscimento di alcune questioni chiave:
- la necessità di un progetto unitario di trasformazione urbana,
- il recupero degli edifici industriali dismessi,
- la previsione di estese superfici a parco.

Gli ultimi due passaggi di proprietà vedono protagonista Renzo Piano come autore di altrettante proposte: la prima nel 2006 per conto di Vittorio Zunino, la seconda nel 2011 per conto della cordata facente capo all’imprenditore Davide Bizzi. Quest’ultima, ormai adottata dall’Amministrazione comunale, si differenzia non poco rispetto a quella di cinque anni prima.
Mentre il progetto del 2006 prevedeva un’infilata di grattacieli sollevati su pilotis di 15 metri, prospettanti un grande parco e tenuti insieme da un'avveniristica (quanto improbabile) rambla con tapis rulant, quello del 2011 mostra invece un disegno più attento a quel che accade al suolo e alle connessioni con la città esistente. Risponde a questa logica la nuova importanza data ai collegamenti est-ovest, in cui spicca il tracciato “diagonale” come linea di forza dell’impianto progettuale. Attraverso la stazione ferroviaria “a scavalco”, l’asse punta a legare la Sesto storica con la nuova parte di città e a valorizzare il complesso di archeologia industriale del T5 (ex forno elettrico) come cardine di un nuovo sistema relazionale.
Non meno significativa è la riduzione del numero di grattacieli, a favore di una maggiore attenzione al rapporto tra edifici e spazi aperti così da dar vita a un’intelaiatura urbana fondata sui rapporti di prossimità.
Anche il parco appare maggiormente ancorato al nuovo edificato attraverso un sistema di connessioni con la “diagonale” e con la trama degli spazi pubblici.

Quello che sembra ancora mancare al progetto di Piano è un ragionamento che metta a sistema le funzioni alla scala urbana con quelle di livello metropolitano. Si tratterebbe cioè di riflettere sui rapporti del nuovo intervento con Milano e il quadro territoriale, assegnando un ruolo strategico alle notevoli testimonianze di cultura materiale ereditate dalla storia industriale (T3, T5, Omec, ecc.).

È questa invece la scelta operata nei lavori prodotti dal Laboratorio di Progetto urbano e di paesaggio della Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano sotto la direzione del prof. Giancarlo Consonni, recentemente esposti all’Urban Center di Sesto San Giovanni. Questi progetti, oltre a perseguire una stretta relazione fra nuovo e preesistente e fra verde ed edificato, hanno affrontato il problema del recupero e della valorizzazione delle straordinarie presenze di archeologia industriale facendone i fulcri di un sistema di luoghi concepiti per ospitare la vita associata.
Il valore di questi edifici industriali è stato ampiamente rimarcato nel Convegno internazionale con cui il Comune di Sesto S. G. ha accompagnato l’avvio della procedura per il loro riconoscimento come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco. L’eredità culturale che questi monumenti rappresentano e le potenzialità che essi offrono sul piano architettonico e urbanistico può fare del loro recupero, unitamente a quello delle aree Falck, una risorsa per un rinnovato policentrismo metropolitano.

Oriana Codispoti

Oriana Codispoti
si laurea in Architettura nel 2006. Svolge attività didattica come cultore della materia alla Scuola di Architettura Civile del Politecnico di Milano. Si dedica inoltre alla progettazione architettonica e urbanistica.

 

 

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