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Ricorso al Tribunale contro l'incarico senza procedura di gara
23/12/2008

Pubblichiamo il comunicato stampa trasmesso dal nostro Ordine sul ricorso depositato presso il Tribunale Amministrativo Regionale contro l'approvazione della variante al Programma Integrato di Intervento di "CityLife" per avere affidato l'incarico di progettazione del Museo d'Arte Contemporanea senza procedura di gara.

 

COMUNICATO STAMPA


L’Ordine degli Architetti di Milano ha presentato al Tribunale Amministrativo Regionale un ricorso contro la delibera di approvazione della variante del Programma Integrato di Intervento relativo al quartiere storico della Fiera di Milano.
Il ricorso riguarda la parte della convenzione che accompagna il PII ove si prevede l’affidamento della progettazione dell’edificio destinato ad ospitare il “Museo d’arte contemporanea”, già “Museo del Design”, senza procedura di gara.
Nel compiere questo passo il Consiglio dell’Ordine di Milano non è mosso da valutazioni di merito riguardanti il progetto del museo o la scelta del progettista,  collega di fama internazionale. Tantomeno è spinto da valutazioni sulla qualità del progetto urbano di “CityLife” o delle particolari procedure dalle quali trae origine.
Nell’assumere la decisione di procedere con un ricorso alla magistratura amministrativa il Consiglio risponde semplicemente al proprio compito istituzionale di vigilare sulla correttezza e sul rispetto delle norme che regolano il mercato della professione, e alle quali sono sottoposti sia gli operatori privati ed i progettisti sia le Amministrazioni Pubbliche. Tali norme che impongono nel caso in questione l’affidamento dell’incarico di progettazione tramite una “procedura di evidenza pubblica”, ossia un concorso di progettazione oppure una gara per titoli ed offerta economica.
 
Né può essere richiamata in sostituzione di una simile procedura l’asta indetta dalla Fondazione Fiera per l’alienazione dell’area: gara alla quale furono presentati diversi progetti planivolumetrici d’insieme, fra i quali solamente quello presentato dal consorzio “CityLife” conteneva la proposta di un edificio da destinare a museo del design.
Se tale indicazione può avere avuto un peso nella selezione preliminare delle proposte presentate, è invece cosa nota che l’aggiudicazione della gara a CityLife fu determinata dall’offerta economica, nettamente più elevata di quella degli altri concorrenti.
Non vi fu quindi nessuna gara di progettazione per il nuovo museo, ma la selezione di un operatore immobiliare e conseguentemente del progettista che lo accompagnava.

Sulla questione il Consiglio dell’Ordine di Milano ha presentato al Comune una osservazione avverso la variante di Programma Integrato di Intervento adottata, segnalando l’illegittimità della procedura seguita e richiamando le disposizioni del Codice dei contratti pubblici che disciplinano la materia.
La Giunta Comunale* ha rigettato l’osservazione non lasciando all’Ordine altra possibilità per vedere ristabilita la legittimità degli atti che quella di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale.

Si tratta dunque di un atto dovuto, al quale sarebbe stato impossibile sottrarsi trattandosi di un'opera pubblica finanziata con risorse che sarebbero altrimenti entrate nelle casse del Comune e quindi con denaro pubblico ( 40 milioni di euro) ed in considerazione della sua unicità  e della pubblicità che le è stata data sui mezzi di informazione.




L’obiettivo dell’Ordine non è certo quello di impedire la costruzione del Museo “danneggiando la città e privando i suoi cittadini di una grande opera pubblica”, ma di difendere l’applicazione di leggi comunitarie e di ribadire il valore culturale del concorso di progettazione che offre l’occasione di promuovere pubblicamente nuove idee e progetti permettendo a tutti i professionisti di accedere, con pari opportunità, alla progettazione di opere di grande interesse collettivo.
Ci domandiamo per quali motivi l’Amministrazione invece di mobilitare, con modalità corrette, le grandi potenzialità culturali e professionali, insista nell’adottare procedure confuse e contrastanti con la legislazione nazionale e con le normative europee, come già fece nel 2000 con la nota vicenda del teatro degli Arcimboldi.
Un Comune grande e importante come Milano, dal quale molti traggono esempio, dovrebbe per primo farsi promotore del rigoroso rispetto delle regole e dei principi fondamentali sui quali si reggono: primo fra tutti quello della libera competizione fra intelligenze e professionalità. Questo comportamento deve essere osservato sempre, anche quando la crescente esuberanza della normativa e le sue frequenti contraddizioni ne rendono accidentata e imperfetta l'applicazione.

Milano, 22 dicembre 2008

p. il Consiglio dell'Ordine    
il Presidente
dr.arch. Daniela Volpi

* Erroneamente indicata come Consiglio Comunale nel comunicato originario

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