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SPAZIO E SOCIETA'

SPAZIO E SOCIETÀ

Mazzotta e altri, 1978 - 2000

"La nostra testata ha una storia non molto lunga, ma già piuttosto intricata. È comparsa in Italia nel giugno del 1975, come sottotitolo di «Espaces et Sociétés» - la rivista diretta da Henry Lefebvre e Anatole Kopp - e ha cosi intitolato due numeri, che si presentavano come raccolte di saggi estratti dalla edizione francese con l'aggiunta di qualche inserto di fattura italiana. Nel 1976 i promotori dell'iniziativa si persuadevano dell'inutilità di tradurre scritti che erano indirizzati a un pubblico del tutto capace di leggerli in originale; perciò decidevano di formare una redazione e di accettare un programma radicalmente diverso da quello iniziale. Dopo il cambiamento di rotta, l'intestazione della rivista si invertiva e «Spazio e Società» diventava testata mentre «Espaces et Sociétés» passava a sottotitolo: tanto sfumato sullo sfondo del frontespizio quanto indiretta era la consonanza di ideologia e di interessi della redazione italiana con quella francese.

Sotto la nuova intestazione uscivano altri due numeri, tra molti stenti editoriali che finivano col diventare ostacoli insormontabili. Perciò al principio del 1977, si decideva di sospendere la pubblicazione e ora dopo un anno dedicato alla messa a punto di una struttura organizzativa attendibile, si comincia da capo con una nuova serie che riparte dal n. 1. Da ora in poi la testata diventa «Spazio e Società», senza più sottotitoli che ormai non avrebbero alcuna ragione. Il formato e l'impianto grafico sono stati interamente rinnovati. col doppio obiettivo di rendere più significativa e accessibile la comunicazione e di ridurre il prezzo di copertina, attraverso il massimo contenimento dei costi di produzione. La redazione, riorganizzata, si appoggia a una Casa Editrice sperimentata e di punta che offre garanzie di far durare la rivista a lungo e di assicurarle continuità, puntualità, diffusione, capacità di far fronte agli impegni che contrae col suo pubblico. In quale pubblico comprende; tutti quelli che per professione osservano o trasformano - in via diretta o indiretta - l'ambiente fisico e umano; gli studenti, inclusi i giovani che non sono studenti in senso istituzionale e tuttavia si preparano a osservare e trasformare; ma anche quelli che non sono ammessi a osservare e trasformare e perciò soffrono con maggiore acutezza gli effetti di osservazioni superficiali e di trasformazioni irresponsabili".

Estratto da
Giancarlo De Carlo, Editoriale in Spazio e Società n.1, 1978.

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